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Enriquez, Franco
MdM_IT_P_00239 · Persona · 1927 nov. 20 - 1980 ago. 30

Franco Enriquez nasce a Firenze il 20 novembre 1927. La sua formazione iniziale si svolge nell'ambiente culturale e musicale fiorentino. Si iscrive all'Università di Firenze, avvicinandosi contemporaneamente al teatro e alla musica.
Nel 1948 Inizia il proprio apprendistato teatrale come assistente alla regia di Giorgio Strehler in Assassinio nella cattedrale di T. S. Eliot, rappresentato nella chiesa di San Francesco a San Miniato.
L'anno dopo 1949 collabora con Luchino Visconti come assistente alla regia di Troilo e Cressida di William Shakespeare, allestito al Giardino di Boboli nell'ambito del Maggio Musicale Fiorentino. L'esperienza accanto a Strehler e Visconti contribuisce alla sua formazione nel campo della regia e della messinscena.
Nel 1951 debutta come regista con Cesare e Cleopatra di George Bernard Shaw, allestito dalla compagnia Ricci-Magni. Da questo momento avvia una carriera autonoma nella prosa, alla quale affiancherà presto la regia lirica e televisiva. Negli anni successivi mette in scena testi di autori classici e contemporanei, tra cui Alfieri, Molière, Eliot, Fabbri, Moravia e Pirandello. Nel 1957 cura, tra gli altri, la regia di Assassinio nella cattedrale di Eliot e di Molto rumore per nulla di Shakespeare per il Teatro Stabile di Trieste. Nel 1960 realizza, con la compagnia del Piccolo Teatro di Napoli, Il rinoceronte di Eugène Ionesco, spettacolo destinato a diventare uno dei lavori più significativi del successivo percorso della Compagnia dei Quattro.
La Compagnia dei Quattro, nasce nel 1961, fondata da Franco Enriquez insieme a Valeria Moriconi, Glauco Mauri ed Emanuele Luzzati. Il gruppo unisce regia, interpretazione e scenografia in un progetto teatrale caratterizzato dall'attenzione ai nuovi linguaggi della scena. Enriquez ne assume la direzione artistica.
Tra gli allestimenti più significativi, oltre a Il rinoceronte di Ionesco, figurano L'ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett, Andorra di Max Frisch, La barraca di Federico García Lorca e La bisbetica domata di William Shakespeare. Quest'ultimo spettacolo diviene una delle produzioni più replicate della compagnia.
Nel 1971-1972 Enriquez assume la direzione del Teatro Stabile di Torino. Parallelamente continua a lavorare con la propria compagnia e realizza per lo Stabile importanti produzioni, tra cui Il gabbiano di Anton Čechov. Nel 1966 la Compagnia dei Quattro effettua una tournée in Unione Sovietica, accolta positivamente. 1972 – Viene nominato direttore artistico del Teatro Stabile di Roma, incarico che manterrà per circa quattro anni. Durante questa esperienza amplia l'attività del teatro, promuovendo iniziative rivolte anche alle scuole, alla televisione e alla diffusione del teatro al di fuori degli spazi tradizionali. Tra le produzioni legate a questo periodo figurano Medea di Euripide, Gli innamorati di Goldoni e Le notti bianche di Dostoevskij.
Il 30 agosto 1980 Enriquez muore prematuramente ad Ancona, all'età di 52 anni. Viene sepolto, secondo le sue volontà, nel cimitero di Sirolo, nelle Marche.
Nel 1985 per volontà di Valeria Moriconi e di alcuni amici del regista viene istituito a Sirolo il Centro Studi Drammaturgici Internazionali Franco Enriquez, destinato alla conservazione e valorizzazione della sua memoria e della sua attività artistica.

ERI
ERI
Erodoto
Persona
Eschilo
Est
Ente
Est
MdM_IT_E_00089 · Ente
ETA
ETS
Euripide
Persona
Fabbri
Fabi, Adamo
MdM_IT_P_00704 · Persona
Facchi
Faggi, Anna
MdM_IT_P_00571 · Persona
Fagnani, V.
MdM_IT_P_00107 · Persona
Falcioni, Massimo
MdM_IT_P_00475 · Persona · 1949 feb. 8 -

Nato a Pesaro l’8 febbraio 1949. Iscritto al Pci. È funzionario della Cgil dal 1974 (responsabile dell’ufficio economico), quando era ancora studente. Nel 1975 è membro della segreteria della Camera del Lavoro provinciale di cui nel 1977 diventa segretario provinciale successivamente riconfermato nel 1980 fino al 1982.

Famiglia Sacconi
Famiglia

La famiglia Sacconi proviene da Villa Casale di Montegallo, ai piedi del Vettore e il nome del casato, originariamente un soprannome, rimanda ai “sacconi”, seguaci dell’eretico ascolano Meco del Sacco.
Nei primi decenni del 600 i Sacconi, il cui capofamiglia era Giacinto I Sacconi, risultano essere stabilmente insediati a Porchia da dove inizieranno a partecipare alla vita pubblica; molti saranno i Sacconi presenti nelle cariche amministrative ed ecclesiastiche. I documenti di archivio attestano un’attività senza sosta e una notevole intraprendenza economica: erano diventati in breve tempo possidenti terrieri e, tramite “Amministrazione Sacconi in Montalto” prima e “Amministrazione fratelli conti Giacinto e Stanislao Sacconi” poi aveva dato vita ad una imponente azienda agricola che comprendeva anche il mulino e diverse stalle.
Il capostipite della famiglia che ha prodotto il “Fondo Sacconi” è il conte Agostino Rosati-Sacconi, autore di un copioso volume che registra la genealogia e i momenti salienti delle sue vicende familiari; mentre suo fratello il Cardinal Carlo Sacconi divenne arcivescovo e si stabilì a Roma dove spesso ospitava i nipoti. L’altro fratello, Quintilio Sacconi, affascinato dell’eloquenza e dal sapere dei padri gesuiti, decide di diventare un miles Christi e prese il nome di padre Serafino svolgendo la sua missione tra i villaggi delle montagne del Libano e lungo le strade dell’Alta Galilea.
Il più noto dei Sacconi è però sicuramente Giuseppe, figlio del conte Luigi (cugino di Agostino) e di Teresa Massi, architetto progettista dell’Altare della Patria; purtroppo le carte conservate nel fondo non appartengono né sono state prodotte da questo ramo della famiglia.
Si tratta dell’archivio tramandato dai suoi cugini di secondo grado Stanislao e Giacinto (figli di Agostino) che erano gli amministratori esclusivi del patrimonio di famiglia e del figlio di Giacinto Carlo (detto Carlino) ingegnere a Roma.
Il fondo è composto da documentazione amministrativa delle proprietà (contratti di mezzadria, cause, cappellanie, dotalizi, ecc.) e anche documentazione contabile, principalmente registri di entrate e uscite delle diverse attività. Inoltre comprende anche circa ottomila lettere che compongono la serie della corrispondenza privata che è stata prodotta da Giacinto Sacconi, sua moglie Rosa (detta Rosina) Pellegrini e il loro unico figlio a raggiungere l’età adulta Carlo (detto Carlino) Sacconi.

Fanelli, Bino
MdM_IT_P_00581 · Persona · 1934 mar. 27 -

Nasce ad Acqualagna nel 1934 in una famiglia di origini contadine. La sua formazione politica e sindacale inizia in Umbra, a Gubbio, dove rimane fino al 1954. La prima esperienza nella Cgil è nella Federmezzadri, si avvicina al Partito comunista, ma con posizioni moderate. Emigra in Lussemburgo, quando torna per le ferie dopotre anni gli viene proposto di diventare segretario della Camera del Lavoro di Pergola e vi rimarrà dal 1960 al 1967; successivamente è attivo nella Federmezzadri provinciale, di cui è firmatario, in qualità di segretario, dell’accordo Provinciale intersindacale sulla mezzadria siglato il 21 luglio 1970 presso la sede dell’Unione provinciale degli Agricoltori. Nel 1974 è membro della segreteria provinciale della Camera del Lavoro e nel 1975 segretario della Filtea.

Faro
Fastiggi, Pompilio
MdM_IT_P_00008 · Persona · 1911 ago. 6 - 1944 feb. 2

Nato a Pesaro il 6 agosto 1911, viene ucciso dai fascisti a Sant'Angelo in Vado (Pesaro) il 2 febbraio 1944, verrà decorato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria. Operaio fonditore e militante del Partito comunista, Fastiggi fu denunciato e arrestato il 22 maggio 1936 e il 15 marzo 1937 condannato a 14 anni, ridotti a 10 per la sua attività antifascista. Ne scontò sette prima a Civitavecchia e poi a San Giminiano e, dopo la caduta del regime, il 19 agosto viene scarcerato e ritornò a Pesaro per dirigervi la locale Federazione comunista. Dopo l'8 settembre 1943 prese parte alla Guerra di liberazione e fu attivissimo organizzatore delle formazioni gappiste e ispettore delle Brigate partigiane "Garibaldi". Il 2 febbraio del 1944 Pompilio Fastiggi si trovava in missione presso le formazioni partigiane dell'Alto Metauro. Catturato dai fascisti fu tradotto nella caserma di Sant'Angelo e lì ucciso a colpi di pistola.

Fastigi, Renato
MdM_IT_P_00011 · Persona · 1904 lug. 31- 1997 apr. 10

Renato Fastigi antifascista è attivo nell'organizzazione clandestina comunista, viene arrestato nel 1943 e liberato ancora con la caduta del fascismo. Fa parte del Comitato di liberazione nazionale della provincia di Pesaro in rappresentanza del Partito comunista fino alla Liberazione. Vicesindaco di Pesaro nella giunta comunale nominata dal Comitato nazionale di Liberazione nazionale ed insediatasi il 7 settembre 1944. Allora sindaco venne nominato Giulio Coli (Dc) che il 7 settembre 1945 venne sostituito nell'incarico da Mario Comandini (pure Dc). Con le prime elezioni del dopoguerra, che si tennero il 31 marzo 1946, Renato Fastiggi, che capeggiava la lista del Pci, divenne Sindaco di Pesaro, carica che conservò ininterrottamente fino al settembre 1958, quando gli subentrò Giorgio De Sabbata. Tutta la fase della ricostruzione della città e l'avvio dello sviluppo di Pesaro, ebbero in Renato Fastigi il protagonista principale sia nella guida dell'amministrazione comunale, sia nell'esempio personalmente offerto come imprenditore che segnò la nascita dell'industria del mobile, diventando in breve tempo il principale produttore di mobili a Pesaro. Alla guida della civica amministrazione si caratterizzò sia con importanti realizzazioni, sia per i rapporti che seppe stabilire con tutti i settori della vita cittadina e con le varie forze politiche sociali. Dal piano di ricostruzione alla riorganizzazione dei servizi comunali (acquedotto, azienda gas, mattatoio), alla istituzione del servizio di autotrasporti urbani (prima in concessione a privati, e poi, municipalizzati), al primo piano regolatore generale (1956-57), all'avvio dell'industria alberghiera e turistica, al Festival nazionale di arte drammatica. Nel 2009 il Comune di Pesaro gli intitola un parco.