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Registo de autoridade
San Rocco
Colonesi, Valter
MdM_IT_P_00029 · Pessoa singular
Ceccolini, Italo
MdM_IT_P_00049 · Pessoa singular
Ovani, Censino
MdM_IT_P_00051 · Pessoa singular
Colonesi, Viscardo
MdM_IT_P_00059 · Pessoa singular
Mazza, Aurelio
MdM_IT_P_00066 · Pessoa singular
Sorbini, Ferruccio
MdM_IT_P_00068 · Pessoa singular
Giacomini, Mario
MdM_IT_P_00070 · Pessoa singular
Ceccolini, Duilio
MdM_IT_P_00074 · Pessoa singular
Ceccolini, Dario
MdM_IT_P_00080 · Pessoa singular
Presidato di Montalto delle Marche
Pessoa coletiva

Il Presidato di Montalto fu creato da Papa Sisto V, originario di Montalto, con la bolla del 13 dicembre 1586, nel secondo anno del suo pontificato. La città fu elevata a capoluogo di diocesi e centro amministrativo del Presidato, sottraendola alla giurisdizione del Governo di Macerata e alla contribuzione della Provincia della Marca. Il Preside, che fungeva anche da Governatore, risiedeva a Montalto insieme a un collegio di notai civili e criminali e a un archivio centrale, dove si tenevano le assemblee generali del governo.
Il Presidato era suddiviso in tre zone:
Zona montana: Force, Montelparo, S. Vittoria, Montefortino, Montemonaco, Montegallo
Zona marina: Monterubbiano, Montefiore, Ripatransone, Offida, Castignano, Cossignano
Zona di mezzo: Montalto, Porchia, Patrignone, Montedinove, Rotella
Ogni zona eleggeva tre rappresentanti al governo del Presidato, con mandato biennale, che risiedevano a Montalto.
Gli abitanti del Presidato godevano di esenzioni fiscali rispetto a Macerata e potevano commerciare liberamente entro un raggio di quaranta miglia senza dazi aggiuntivi, anche con il confinante Regno di Napoli. Il governo locale era autonomo e le spese erano gestite internamente, con notai e archivio permanenti a Montalto per garantire continuità e trasparenza amministrativa.
Il Presidato fu soppresso durante il periodo napoleonico. Con la Restaurazione del 1816, Montalto divenne capoluogo di Distretto nello Stato Pontificio, mantenendo un ruolo amministrativo fino all'Unità d'Italia nel 1861, quando perse definitivamente lo status di capoluogo. Nonostante ciò, la memoria storica e il prestigio del Presidato rimangono evidenti nel patrimonio artistico e architettonico della città.

Famiglia Sacconi
Família

La famiglia Sacconi proviene da Villa Casale di Montegallo, ai piedi del Vettore e il nome del casato, originariamente un soprannome, rimanda ai “sacconi”, seguaci dell’eretico ascolano Meco del Sacco.
Nei primi decenni del 600 i Sacconi, il cui capofamiglia era Giacinto I Sacconi, risultano essere stabilmente insediati a Porchia da dove inizieranno a partecipare alla vita pubblica; molti saranno i Sacconi presenti nelle cariche amministrative ed ecclesiastiche. I documenti di archivio attestano un’attività senza sosta e una notevole intraprendenza economica: erano diventati in breve tempo possidenti terrieri e, tramite “Amministrazione Sacconi in Montalto” prima e “Amministrazione fratelli conti Giacinto e Stanislao Sacconi” poi aveva dato vita ad una imponente azienda agricola che comprendeva anche il mulino e diverse stalle.
Il capostipite della famiglia che ha prodotto il “Fondo Sacconi” è il conte Agostino Rosati-Sacconi, autore di un copioso volume che registra la genealogia e i momenti salienti delle sue vicende familiari; mentre suo fratello il Cardinal Carlo Sacconi divenne arcivescovo e si stabilì a Roma dove spesso ospitava i nipoti. L’altro fratello, Quintilio Sacconi, affascinato dell’eloquenza e dal sapere dei padri gesuiti, decide di diventare un miles Christi e prese il nome di padre Serafino svolgendo la sua missione tra i villaggi delle montagne del Libano e lungo le strade dell’Alta Galilea.
Il più noto dei Sacconi è però sicuramente Giuseppe, figlio del conte Luigi (cugino di Agostino) e di Teresa Massi, architetto progettista dell’Altare della Patria; purtroppo le carte conservate nel fondo non appartengono né sono state prodotte da questo ramo della famiglia.
Si tratta dell’archivio tramandato dai suoi cugini di secondo grado Stanislao e Giacinto (figli di Agostino) che erano gli amministratori esclusivi del patrimonio di famiglia e del figlio di Giacinto Carlo (detto Carlino) ingegnere a Roma.
Il fondo è composto da documentazione amministrativa delle proprietà (contratti di mezzadria, cause, cappellanie, dotalizi, ecc.) e anche documentazione contabile, principalmente registri di entrate e uscite delle diverse attività. Inoltre comprende anche circa ottomila lettere che compongono la serie della corrispondenza privata che è stata prodotta da Giacinto Sacconi, sua moglie Rosa (detta Rosina) Pellegrini e il loro unico figlio a raggiungere l’età adulta Carlo (detto Carlino) Sacconi.

Vandini, Agostino
MdM_IT_P_00682 · Pessoa singular · [sec. XX]
Portinari, Giuseppe
MdM_IT_P_00685 · Pessoa singular · [sec. XX]
Nunzi, Olo
MdM_IT_P_00686 · Pessoa singular · 1908 mar. 1 - [XX sec.?]
Rocca, Gastone
MdM_IT_P_00689 · Pessoa singular · [sec. XX]