Segretario provinciale della UIL negli anni Sessanta.
Nato a Frontone.
Nato e morto a Roma è stato un giornalista, politico e dirigente sindacale. Si laurea alla Sapienza a Roma in giurisprudenza e già dagli anni del liceo frequenta l'associazione cattolica “Dante e Leonardo”. Dal 1939 svolge attività clandestina antifascista. Viene chiamato alle armi nel 1941 ma, allo scadere di una licenza di convalescenza, non si presenta alla visita di controllo e riprende l'attività politica militando nel “Partito Comunista Cristiano” (1941-1943). Collabora, con Pietro Ingrao, Franco Rodano, Lucio Lombardo Radice, al giornale clandestino Pugno chiuso, di cui esce un solo numero nel 1943. Nel maggio 1943 viene arrestato e portato nel carcere romano di “Regina Coeli”, rinviato a giudizio dal Tribunale speciale e dal Tribunale militare (come ufficiale dell'esercito accusato di attività sovversiva in zona di guerra), scampa i processi e la sicura fucilazione grazie alla caduta del fascismo il 25 luglio 1943. Nel settembre 1943, sotto l'occupazione tedesca, è tra i fondatori del “Movimento dei cattolici comunisti” insieme a Franco Rodano e altri. Scrive articoli su Voce Operaia, organo alla macchia dello stesso Movimento. Partigiano combattente, comandante per il MCC della V Zona militare di Roma (S. Lorenzo, Portonaccio, Tiburtino III, Pietralata, Ponte Mammolo), gli viene riconosciuto il grado di capitano.
Dopo la liberazione di Roma, con lo scioglimento del “Partito della Sinistra cristiana” (prosecuzione del MCC) il 9 dicembre 1945, Tatò aderisce al Partito Comunista Italiano, e diventa vice-responsabile della Commissione lavoro di massa, nel 1972 viene eletto al Comitato centrale del PCI. Quando, nel 1991, il PCI si trasforma in PDS, Tatò, sostenitore della mozione Occhetto, viene nominato nella presidenza della Commissione di garanzia.
Nel 1959 è eletto nel Consiglio Generale della CGIL; nel 1968 costituisce e dirige l'Ufficio Studi della CGIL. Nel luglio 1969 è chiamato alla direzione del PCI come capo dell'Ufficio stampa e segretario di Enrico Berlinguer; lo rimane fino alla morte di quest'ultimo (1984).
Intensa la sua attività di giornalista: nel 1987 fonda e dirige l’agenzia di stampa “Dire”; responsabile del Servizio stampa e dell'Ufficio studi della CGIL (1949-1968), dal 1951 dirige, scrivendovi numerosi articoli, il Notiziario della CGIL, poi Rassegna sindacale; scrive anche articoli di carattere sindacale ed economico sul Dibattito politico (1954-1959), con lo pseudonimo Vindice Vernari) e su vari altri giornali e periodici.
Fra i suoi scritti inoltre: i tre volumi della biografia di Di Vittorio, pubblicati negli anni dal 1968 al 1971 e, a cura di Francesco Barbagallo, “Caro Berlinguer”, pubblicato nel 2003 da Einaudi.
Palmiro Togliatti nasce a Genova il 26 marzo 1893 da famiglia piemontese. Il padre Antonio è impiegato statale, la madre Teresa Viale maestra. Nel 1911 vince, presso l'Università torinese, una borsa di studio del collegio Carlo Alberto per gli studenti delle province del vecchio Regno di Sardegna e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza. In questo periodo ha inizio l'amicizia con Gramsci. Nel 1914 entra nel Psi e nel 1915 comincia la partecipazione alla politica attiva. Nello stesso anno si laurea con Luigi Einaudi, discutendo una tesi di economia politica sul regime doganale delle colonie. Nel 1918 comincia le collaborazioni al «Grido del popolo» e nel 1919 diviene redattore dell'edizione torinese dell'«Avanti!». Nel mese di aprile, con Gramsci, Tasca e Terracini, fondò L'Ordine nuovo», settimanale di cui cura la rubrica «La battaglia delle idee». Nel 1921, al momento della fondazione del Pcd'I, è caporedattore de «L'Ordine nuovo», divenuto quotidiano. Dall'ottobre si trasferisce a Roma per dirigere «Il Comunista». Nel 1922 viene eletto nel Cc dal II congresso del Pcd'I. Per contrasti con Bordiga viene escluso dalla delegazione che partecipa al IV congresso dell'Ic. Il 28 ottobre sfugge fortunosamente agli squadristi che devastano la redazione de «Il Comunista» e in novembre si trasferisce a Torino. Nell'aprile del 1923 è nominato membro nella direzione del partito in Italia. Il 21 settembre viene arrestato per la prima volta e rinchiuso a San Vittore dove rimane fino alla fine dell'anno. Nel 1924 svolge la relazione politica di maggioranza alla I conferenza nazionale del Pcd'I. Durante l'estate dello stesso anno partecipa al V congresso dell'Ic e viene chiamato a fare parte dell'esecutivo. Nominato nel Cc del Pcd'I eletto d'autorità dall'Ic, torna nuovamente membro dell'esecutivo. Il 2 aprile 1925 viene arrestato per la seconda volta e rilasciato per amnistia il 29 luglio. Al congresso di Lione è confermato nell'esecutivo e nominato rappresentante del Pcd'I presso l'Ic. Giunto a Mosca il 14 febbraio, vi resta fino al gennaio dell'anno successivo quando assume la direzione del centro estero del partito, costituitosi a Parigi. Qui comincia a dirigere «Lo Stato operaio», rivista teorica del Pcd'I. In maggio partecipa all'VIII esecutivo allargato dell'Ic. Nel luglio il centro estero del partito viene spostato a Lugano e nel 1928 viene trasferito a Basilea, dove in gennaio si svolge la II conferenza nazionale del Pcd'I. Nel luglio Togliatti si trasferisce a Mosca dove partecipa al VI congresso dell'Ic. Nel gennaio 1929 viene arrestato ed espulso dalla Svizzera. In luglio, prende parte al X esecutivo allargato dell'Ic. Nel 1931 partecipa al IV congresso del Pcd'I. Nel settembre 1934 viene eletto nel segretariato dell'Ic e prepara con Dimitrov il VII congresso. Da ottobre a dicembre è in Francia e in Belgio per organizzare gli aiuti alle vittime della reazione in Spagna e per seguire da vicino gli sviluppi della politica di fronte unico e fronte popolare in Spagna. Dal gennaio all'aprile del 1935 tiene a Mosca le Lezioni sul fascismo. Nel luglio al VII congresso dell'Ic svolge una delle due relazioni generali, sul II punto all'ordine del giorno. La permanenza a Mosca viene interrotta da due viaggi in Spagna come inviato dell'Ic nel luglio del 1937 e dal settembre 1937 al 1939. In seguito alla sconfitta della Spagna repubblicana, ripara avventurosamente prima in Algeria e quindi in Francia, dove pone a capo del centro estero del partito Novella, Massola, Roasio ai quali si aggiunge in seguito Negarville. Il 1° settembre viene arrestato a Parigi e rimane in carcere, sotto falso nome, per sei mesi. Scarcerato, raggiunge alcune settimane dopo l'Unione Sovietica. Il 29 giugno 1941, con il nome di Mario Correnti, comincia da Mosca le trasmissioni radiofoniche destinate all'Italia. Il 27 marzo 1944 sbarca a Napoli, tornando in Italia dopo 18 anni di esilio, e promuove la svolta di Salerno. Il 22 aprile diviene ministro senza portafoglio del nuovo governo Badoglio. In giugno esce il primo numero di «Rinascita», rivista di cui è direttore fino alla morte. Dopo la liberazione di Roma, il 18 giugno viene confermato ministro senza portafoglio nel primo governo Bonomi ed è poi vicepresidente del consiglio nel secondo governo Bonomi. Dalla metà di giugno ai primi di dicembre del 1945 è ministro di grazia e giustizia nel governo Parri. Dal dicembre al 1 luglio del 1946 ricopre lo stesso incarico nel primo gabinetto De Gasperi. L'8 agosto viene nominato segretario generale del Pci, carica formalmente vacante dall'arresto di Gramsci. Il V congresso nazionale del Pci lo conferma segretario generale del partito. Nelle elezioni del 2 giugno 1946 è eletto all'Assemblea costituente. Alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, che segnano la sconfitta del Fronte popolare, è eletto alla Camera nella circoscrizione di Roma. Viene confermato in tutte le successive legislature, ricoprendo sempre la carica di presidente del gruppo parlamentare comunista. Il 14 luglio 1948 viene gravemente ferito all'uscita della Camera dei deputati dallo studente siciliano Antonio Pallante. In questo anno sotto la sua supervisione comincia la pubblicazione dei quaderni del carcere di Gramsci. Il 17 dicembre 1950 si reca a Mosca dove rifiuta la richiesta di Stalin di trasferirsi a Praga per divenire segretario del Kominform. Nella seduta del Cc del 14 marzo 1956 riprende i temi della destalinizzazione, già trattati da Krusciov durante il XX congresso del Pcus tenutosi a Mosca nello stesso anno, ma tace sul «rapporto segreto». Sulla genesi e le degenerazioni dello stalinismo torna a giugno nell'intervista concessa a «Nuovi argomenti». In dicembre con la relazione all'VIII congresso nazionale rilancia la via italiana al socialismo. Nel 1960 pubblica negli Annali Feltrinelli La formazione del gruppo dirigente del Pci nel 1923-1924. Nel 1962 trasforma «Rinascita» in settimanale. Il 13 agosto 1964, mentre visita il campo dei pionieri di Artak nei pressi di Yalta è colpito da emorragia cerebrale. Muore il 21 agosto 1962 e i funerali si svolsero a Roma il 25 agosto.