Nasce a Recanati il 19 luglio 1920 da Armando e da Doretta Federici. Dopo la licenza liceale, conseguita nel 1939 a Bologna, nel 1940 viene chiamato alle armi e, come ufficiale di complemento, partecipa alle campagne di Grecia e di Albania. Ritornato in Italia, viene inviato in Sardegna dove rimane fino all'8 settembre del 1943. In Sardegna ha i primi contatti con Emilio Lussu ed altri esponenti dei Partito d'azione.
Dopo la fine della guerra si laurea in lettere presso l'università di Bologna. Diventa un dirigente del Partito d'azione nelle Marche e, allo scioglimento del partito, aderisce, con Lussu, Lombardi e gran parte dei militanti azionisti, al Partito socialista italiano. Diventa segretario provinciale del PSI di Ancona e membro del comitato centrale dal 1948.
Alla fine del 1950 viene chiamato a Roma, dietro suggerimento di Rodolfo Morandi a dirigere la Federazione dei lavoratori edili (FILLEA) della Confederazione generale italiana del lavoro. Nel comitato direttivo della CGIL dal 1951 e nell'esecutivo dal 1952, rimane segretario generale della FILLEA fino al 1955, quando viene nominato vicesegretario della CGIL (con Di Vittorio segretario generale e F. Santi segretario aggiunto), restando nel vertice confederale fino al 1960.
Nel 1953 viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nella circoscrizione di Ancona-Pesaro-Macerata-Ascoli Piceno (avrebbe ricoperto il seggio per tre legislature, fino al 1968, anno in cui poi viene eletto al Senato
Tornato all'attività di partito nel 1960 (sulle posizioni della corrente autonomista guidata da F. De Martino), diventa membro della direzione dei PSI nel marzo 1961 e guida la sezione centrale di massa, dedicandosi soprattutto al rafforzamento della corrente sindacale socialista. Dal dicembre 1963 al 1966 ricopre la carica di vicesegretario del partito, incarico confermato anche dopo l'unificazione PSI-PSDI, fino al 1968, quando viene nominato ministro per il Lavoro e la Previdenza Sociale nel secondo governo Rumor rimanendo in carica fino all'agosto. 1969.
Negli ultimi anni della sua vita si dedica al disegno di legge che costituisce la bozza dello "Statuto dei diritti dei lavoratori". Con questo disegno Brodolini intendeva "contribuire in primo luogo - come si legge nel testo - a creare un clima di rispetto della libertà e della dignità umana nei luoghi di lavoro, riconducendo l'esercizio dei poteri direttivo e disciplinare dell'imprenditore nel loro giusto alveo e cioè in una stretta finalizzazione allo svolgimento delle attività produttive". La conversione in legge, dopo una serrata discussione tra il ministero del Lavoro, il Parlamento e le organizzazioni sindacali, nello sfondo della crisi del centrosinistra e delle lotte operaie dell'autunno caldo, verrà votata dal Parlamento il 20 maggio 1970 (legge n. 300).
Brodolini, ammalato di cancro, accelera la realizzazione del suo programma), e muore a Zurigo l'11 luglio 1969.
Angelo Piccini nacque a Livemmo, oggi frazione di Pertica Alta (BS), nel 1859, in una famiglia radicata nel territorio da secoli. Si distinse per il suo impegno a favore dello sviluppo economico e sociale della comunità di Livemmo. Fu Segretario comunale e poi Podestà, incarichi nei quali si distinse per competenza e profonda conoscenza delle leggi amministrative, diventando un punto di riferimento per colleghi e cittadini.
Fu insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia per meriti civili. Animato da profondo spirito patriottico e forte legame con la storia locale, Piccini si dedicò con passione al rilancio della sua terra, promuovendo in particolare il turismo come motore di rinascita economica per la Val Sabbia e la Pertica, area montana soggetta a progressivo spopolamento sin dal XIX secolo.
Tra i suoi progetti più significativi si ricorda l’ottenimento, grazie anche alla collaborazione con il CAI, del riconoscimento di Livemmo come “zona climatica”, primo passo per lo sviluppo turistico locale.
Ai primi del '900 fece edificare l’Albergo Prealpi, dotato per l’epoca di comfort innovativi (illuminazione a gas, bagni moderni, cucina attrezzata). Alla gestione contribuì attivamente anche la moglie, Luisa, conosciuta a Livemmo dove era insegnante elementare.
Grazie all’attività dell’albergo, Livemmo divenne luogo di villeggiatura apprezzato da importanti personalità del panorama culturale e politico del tempo. Piccini si spese poi instancabilmente per la costruzione della strada Nozza-Livemmo, iniziativa che vide il primo tratto realizzato solo dopo la sua morte.
Morì a Nozza, ospite della figlia Camilla, il 14 gennaio 1929. La piazza antistante la chiesa del paese fu dedicata alla sua memoria.
Pompeo Gherardo Molmenti nacque a Venezia nel 1852. Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Padova, si dedicò agli studi storici, artistici e letterari, divenendo uno dei maggiori studiosi della storia veneziana. La sua opera più celebre è "La storia di Venezia nella vita privata", pubblicata in tre volumi a partire dal 1880. Fu autore anche di saggi su Goldoni, Tiepolo, Fogazzaro e su temi letterari e di storia dell’arte.
La sua carriera politica fu rilevante: consigliere comunale e assessore di Venezia, deputato del Regno d’Italia dal 1890 al 1909, poi senatore dal 1909. Nel 1919, durante il primo governo Nitti, ricoprì l’incarico di Sottosegretario di Stato per le Antichità e le Belle Arti.
Sposò Amalia Brunati, erede di una facoltosa famiglia di Salò, e visse a lungo nella villa di Moniga del Garda (BS), dove si dedicò alla viticoltura.
Morì a Roma nel 1928, fu sepolto nel cimitero di San Michele a Venezia, lasciando villa e possedimenti all’Ospedale di Salò.
Luigi Bazoli nacque a Desenzano del Garda il 23 gennaio 1866. Completò gli studi liceali nel 1883 e si laureò in Giurisprudenza presso l’Università di Padova nel 1887. Esercitò la professione di avvocato, inizialmente nello studio dell’avvocato Giuseppe Tovini.
Negli anni Novanta dell’Ottocento fu tra i promotori di una coalizione cattolico-moderata che nel 1895 ottenne la vittoria alle elezioni amministrative comunali di Brescia. Fu uno dei più significativi artefici della vittoria amministrativa del movimento cattolico contro i liberali zanardelliani. In seguito a tale risultato fu eletto membro della deputazione provinciale di Brescia (1895–1902) e consigliere comunale (1895–1923). Dal 1915 al 1920 ricoprì l’incarico di assessore all’istruzione nella giunta municipale.
Nel 1919 fu eletto deputato alla Camera del Regno d’Italia nella XXV legislatura per il Partito Popolare Italiano, di cui fu tra i fondatori della sezione bresciana. Deputato al Parlamento nazionale, fu pure uno dei fondatori del Partito Popolare a Brescia.
Partecipò alla costituzione di diverse iniziative in ambito culturale ed educativo. Fu tra i promotori dell’editrice "La Scuola", dell’Associazione Maestri Cattolici "Tommaseo" e della rivista "Scuola Italiana Moderna".
Si ritirò progressivamente dalla vita pubblica dopo l’avvento del regime fascista. Morì a Desenzano del Garda il 24 maggio 1937.
Lina (Carolina) Polenghi Bertarelli nacque a Brescia nel 1865, figlia di un padre irredentista. Trascorse l'infanzia in Val Sabbia, territorio cui rimase profondamente legata e dove tornò spesso anche in età adulta. La sua produzione letteraria riflette questo legame affettivo e paesaggistico, divenuto materia poetica in diverse sue raccolte.
Nel 1915 si trasferì a Desenzano del Garda, anno in cui pubblicò anche il suo primo volume di liriche, "Versi?". Nonostante il grave lutto per la morte del figlio Manlio, suicidatosi dopo la Prima guerra mondiale, Polenghi Bertarelli continuò ininterrottamente a scrivere e pubblicare, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti da ambienti letterari e culturali.
La sua produzione è dominata dalla poesia, con numerose raccolte pubblicate tra il 1920 e il 1944.
Accanto all’attività poetica, si dedicò anche alla narrativa breve, pubblicando due raccolte di novelle: "Errare humanum est" (Como, 1932) e "E tutte non son storie" (Brescia, 1943).
Nel 1939 pubblicò una raccolta di poesie intitolata "Livemmo – Paesello di montagna" (1939), dedicato al borgo di Livemmo (Pertica Alta), dove l’autrice soggiornò a lungo, spesso ospite dell’Albergo Prealpi, e a cui dedicò numerose poesie (Ad esempio: "Alla memoria del Cav. Angelo Piccini", "Mi chiedono se a Livemmo esistono le pinete", ecc.) . Morì a Desenzano del Garda nel 1945.
Nel 1586 papa Sisto V onora Montalto con il titolo di città, istituisce la fiera, fa aprire la zecca, una tipografia, un lanificio, sovvenziona l'Abbondanza, il Monte di Pietà e un pio legato per maritare zitelle. Nello Statuto organico della Congregazione di Carità del 1892 si legge che l'Opera Pia Peretti fu istituita il 3 agosto 1629 ed ha per scopo di distribuire sussidi in pane ai poveri di Montalto e la creazione di un ospedale.
I Monti di Pietà si svilupparono prevalentemente nelle zone urbane ed esercitavano il prestito contro pegno. La data di fondazione si pone alla fine del secolo XV come quella dei Monti frumentari. Il fondo del Monte di Pietà di Montalto delle Marche contiene documentazione che va dal 1587 fino al 1828; altra documentazione è stata concentrata fra le carte della Congregazione di Carità. Nello Statuto organico della Congregazione di Carità datato 8 agosto 1892 si legge che il Monte di Pietà di Montalto fu eretto ad ente morale con Breve pontificio di Paolo V il 10 luglio 1615 e venne unito alla Congregazione di Carità con R. Decreto l'8 giugno 1865, Esso aveva per scopo di sovvenire il povero ed il bisognoso con prestiti in denaro sopra pegni dietro corrisposta di un interesse il più strettamente modico e limitato.
Di origine medievale, Patrignone fu possedimento farfense dal 1074, per essere poi ceduta alla città di Ascoli. Dopo essere stata a lungo frazione di Montalto, fu comune autonomo dall'età napoleonica fino all’Unità d’Italia. Nel 1866 fu aggregata di nuovo all'attuale capoluogo, dal quale dista soli 2 km. Conserva l'impianto storico, suggestivamente incastonato nel paesaggio collinare, con porte, residue di una cinta muraria, ed edifici dei secoli XV - XVII, fra cui la chiesa romanico-gotica di Santa Maria de Viminatu. Anche Patrignone in quanto castello di Ascoli prende parte all'annuale Torneo cavalleresco della Quintana.
I monti frumentari chiamati anche granatici o di soccorso si ponevano l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita degli agricoltori salvando gli strati più poveri della popolazione dalla piaga dell'usura. La data di fondazione di tali istituzioni è presumibilmente, da porre verso la fine del secolo XV, anche se il periodo di massimo sviluppo si ebbe nel secolo XVIII grazie al forte impulso dato dal papa Benedetto XIII nel 1724. In seguito i monti frumentari restarono vitali fino alla metà del secolo XIX. Nel 1890 la Legge Crispi n. 6972 incluse i monti frumentari tra le opere pie affidandoli all'amministrazione delle locali Congregazioni di Carità. La documentazione del Monte frumentario di Montalto delle Marche più antica risale al 1581 con un" Libro dell'amministrazione del Molino" mentre la restante parte è stata inglobata all’interno del fondo della Congregazione di Carità; nel 1895 subì una trasformazione che divise il suo patrimonio a metà fra la Cassa di Prestanze agrarie e l’erezione di un ospedale a Montalto.
Con testamento redatto dal notaio Marota in data 24 aprile 1887, Spinelli Daniele destinò che con i frutti di un lascito di £ 2000 si fosse formata una elemosina per i poveri malati di Patrignone con precedenza agli anziani infermi. In caso di prematura morte del figlio (unico erede) tutti i suoi beni sarebbero dovuti servire per la costruzione di un “ospedaletto”. Il lascito fu amministrato dal Parroco e dai Prebendati della Chiesa Priorale di Patrignone. Nel 1904 anche il fratello Don Angelo Spinelli (esecutore testamentario di Daniele) dispose che con l’affitto di un suo terreno si provvedesse ai sussidi per i poveri di Patrignone.
Giacomo Fioroni di Porchia, con testamento redatto dal notaio Marota in data 4 marzo 1874 dispose che la sua eredità, alla morte della moglie avvenuta nel 1876, fosse destinata alla costruzione di un ospedale nel suo paese. Gli amministratori, i tre curati di Porchia, decisero di utilizzare i fondi per istituire un ospedale di soccorso a domicilio che aiutasse i malati poveri con sussidi e medicinali.
Con il testamento redatto dal notaio Marota in data 14 dicembre 1873, Felice Graziani di Porchia lasciò i suoi beni (disponibili dopo la morte della moglie Loreta) ai curati del paese; il 5 marzo del 1882 i parroci incorporarono l’eredità ai beni dell’Ospedale di soccorso a domicilio già esistente in detto comune.
Il fondo della Banda Municipale di Montalto delle Marche è composto da una sola busta contente carteggio, contabilità e spartiti (1914-1959), sul dorso della busta era indicata la dicitura “Ufficio postale pontificio”. All’interno di quest’unico pezzo non si sono riscontrate informazioni utili a capire la data di fondazione e il periodo di attività della banda; né si può escludere che ci siano altre unità di questo soggetto produttore magari collocate negli altri locali che ancora conservano la documentazione dei vari archivi Montaltesi.
Il Partito democratico italiano di unità monarchica (PDIUM) si costituisce l'11 aprile 1959 in seguito alla riunificazione dei due partiti d'ispirazione monarchica allora presenti in Parlamento, che si erano divisi circa cinque anni prima: il Partito nazionale monarchico (PNM) di Alfredo Covelli e il Partito monarchico popolare (PMP) di Achille Lauro. Il nuovo partito prende inizialmente la denominazione di Partito democratico Italiano (PDI), per poi modificarla il 7 marzo 1961 in quella, appunto, di Partito democratico italiano di unità monarchica (PDIUM). Il 10 luglio 1972, il Consiglio nazionale del PDIUM delibera lo scioglimento del partito e la confluenza nel Movimento sociale italiano - Destra nazionale, mentre una piccola parte del partito, più legata all'ispirazione liberale e risorgimentale, rifiuta di entrare del MSI-DN e dà vita ad Alleanza monarchica. Il congresso del MSI-DN, nel gennaio 1973, introduce ufficialmente il nuovo nome nello statuto del partito, elegge segretario Giorgio Almirante, presidente Alfredo Covelli e presidente del Consiglio nazionale Achille Lauro dell'ex del PDIUM.
L'Unione monarchica italiana si costituisce il 1 ottobre 1945 a Firenze, dove si è tenuto il primo congresso. La nuova associazione assume la denominazione provvisoria di "Unione Monarchica Italiana", e, il 20 ottobre, riceve l'autorizzazione da un'omonima organizzazione romana a utilizzare questa sigla in cambio della promessa di gestire il movimento giovanile della neonata associazione monarchica, il Fronte monarchico giovanile. La sua finalità era l'instaurazione, con metodo democratico, della monarchia costituzionale in Italia in caso di sconfitta nel referendum istituzionale.
Con la vittoria della repubblica sulla monarchia al referendum del 2 giugno 1946, l'Unione monarchica italiana diventa inizialmente un movimento elitario, composto principalmente da personalità di spicco dell'ex Regno d'Italia, nel 1961, con l'elezione di Sergio Boschiero a segretario nazionale del Fronte monarchico giovanile, l'associazione assume una connotazione nazional-popolare. Con la morte del re Umberto II, nel 1983, e l'allontanamento di Boschiero dalla dirigenza inizia la fine dell'attività politica del movimento, restando quella di testimonianza.
Nasce a Rocca Di Mezzo (L'Aquila). Laureato in ingegneria, da imprenditore durante il regime fascista accumula un’ingente fortuna attraverso commesse statali. Nel 1939, la sua società edilizia riceve l’appalto per la realizzazione di una rete di acquedotti che doveva rifornire ben 39 comuni divisi tra il Sannio e l’Irpinia. Dopo la caduta del regime Del Fante rimane in politica come deputato, è membro infatti del Partito nazionale monarchico nel 1953 e dal 1956 nel Partito monarchico popolare; viene eletto alla Camera nella circoscrizione de L'Aquila alle elezioni del 7 giugno 1953, dal 25 ottobre 1956 passa al Partito monarchico popolare e completa la Legislatura nel giugno 1958, ma nel febbraio del 1958 ritorna al Partito nazionale monarchico. E' vicepresidenza della VII Commissione Lavori Pubblici nel biennio 1954-1956; presenta diversi progetti di legge, spesso relativi all’ambito agrario.
L'associazione viene creata con atto costitutivo al quale sono presenti noti esponenti del mondo libertario italiano (a partire dagli scomparsi Marina Padovese, anarchica antimilitarista autrice di Donne contro la guerra, e Guido Tassinari, presidente dell'ASSTER, associazione per la sterilizzazione volontaria maschile e femminile).
L'ispirazione per la nascita dell'associazione viene dalle discussioni e dagli incontri dei meeting anticlericali, svoltisi a Fano dal 1984 al 1998. È in tale contesto che lo studioso di diritto ecclesiastico Gianni Cimbalo propone gli articoli principali dello Statuto.
L'idea dei fondatori è quella di riprendere il gesto compiuto da Aldo Capitini il 27 ottobre 1958, con la sua lettera all'arcivescovo di Perugia nella quale egli rendeva nota la sua volontà di non essere più considerato e contato tra i battezzati cattolici. Il battesimo cattolico, pur non avendo alcun valore legale, poiché la religione cattolica non è religione di Stato, è tuttavia considerato una delle basi di calcolo della Chiesa cattolica per il computo del numero dei cattolici, numero su cui si fonda parte della forza contrattuale dell'istituzione religiosa con gli Stati.
La Dichiarazione di Sbattezzo viene lanciata in quegli anni dall'Associazione come atto in preminenza culturale e politico, rigettando qualsiasi forma di amministrazione rituale ma anzi dando rilievo al gesto di libertà che prende forma sociale e pubblica. La presidenza della Associazione è retta da Francesca Palazzi Arduini dal 1986 sino al 1998. Da allora l'Associazione non ha rinnovato gli incarichi e si è formalmente sciolta il 2 ottobre 2005. L'eredità della Associazione è stata raccolta dalla Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti che ha dato un nuovo impulso al movimento di abiura grazie alla costituzione in Italia dell'istituto di Garanzia della privacy. Questi ha risposto nel 1999 all'esposto di un socio che chiedeva la notifica di sbattezzo sul registro dei battezzati della parrocchia di origine.
L'attività della Associazione per lo sbattezzo negli anni ottanta e novanta è consistita non solo nella raccolta di adesioni ma nel supporto all'organizzazione dei Meeting Anticlericali di Fano, in conferenze e dibattiti pubblici in tutta Italia, alcune delle quali fecero scalpore e destarono scandalo nella opinione pubblica cattolica (come I guasti psicologici della educazione religiosa del prof. Alberto Pettigiani) tanto da attirare l'interesse del Magistrato Luigi Persico che nel 1986 dichiarò pubblicamente alla stampa di voler indagare sulla Associazione per verificarne la liceità, come venne riportato da L'Espresso. Il Vaticano, inoltre, spedì una nota alla Farnesina chiedendo spiegazioni circa l'attività pubblica svolta dalla Associazione e soprattutto dello svolgimento in strutture pubbliche dei meeting anticlericali, facendo di Fano un centro di dibattito e scambio culturale sui temi della laicità e per un nuovo concetto di anticlericalismo, non più cioè quello ottocentesco ma quello politicamente attuale che prende in considerazione la funzione negativa, dal punto di vista spirituale e sociale, del clero. A questo proposito sono degni di nota i dossier e gli interventi della Associazione sul meccanismo dell'otto per mille, sulla attività finanziaria della Chiesa cattolica (con la mostra Settimo: non rubare).
In migliaia di copie venne distribuito l'adesivo Papa Wojtyla? No, grazie! che, riprendendo il famoso slogan antinuclearista, lo trasponeva in ambito religioso. Nel 1994 la presidente dell'Associazione, congiuntamente ad un altro attivista del circolo culturale N. Papini di Fano (sede nazionale dell'associazione) viene condannata a un anno di detenzione, diminuito ad otto mesi, per vilipendio a capo di Stato estero, o meglio, secondo il dispositivo per aver ripetutamente vilipeso il Sommo Pontefice con espressioni ed immagini gravemente lesive della sua dignità e funzioni; la condanna viene stabilita senza chiedere il nulla osta al ministero, come previsto dalla legge in questo caso, e con la richiesta di assoluzione da parte del pubblico ministero. La condanna verrà successivamente ritirata in corte d'appello nel 1998.
Attraverso l’azione del Coordinamento comunista anarchico (d'ora in avanti CCA), che con il Circolo Papini condivideva la sede di Fano in via Garibaldi, prosegue seppure solamente per qualche anno (probabilmente non oltre il 1987), l’attività politica svolta negli anni Settanta dalla Sezione Nord dell’Organizzazione anarchica marchigiana - OAM (l’organizzazione si sciolse nel 1979). Non è un caso, del resto, che la denominazione assunta dal CCA richiami esplicitamente quella del Coordinamento anarchico provinciale di Pesaro, l’organizzazione che riuniva gli anarchici di quella zona prima che la stessa entrasse a far parte dell'OAM, modificando il proprio nome in Sezione Nord. A dimostrazione della ‘continuità’ dell’azione del CCA rispetto a quella svolta dall’OAM, è opportuno ricordare la testimonianza di Federico Sora, militante dell'OAM e tra i principali animatori del Circolo, che ripercorre quanto accaduto negli anni immediatamente successivi allo scioglimento dell’Organizzazione anarchica marchigiana:
"Io comincio a lavorare […] nel 1979, l’anno successivo inizia il lavoro stabile e iniziano anche i miei incarichi sindacali sul posto di lavoro. Contemporaneamente abbiamo ripreso l'attività anarchica. Nel 1981 il luogo di incontro era inizialmente casa di Michel, a Fano ai Piattelletti, con la presenza di Donato e altri di Pesaro, poi, nel 1982, abbiamo aperto la sede in via Garibaldi come Centro di documentazione Napoleone Papini. La gestione era divisa a metà tra il collettivo femminista e il nostro gruppo che avevamo denominato di nuovo, richiamandoci all'esperienza di qualche anno prima, Coordinamento comunista anarchico (CCA), sempre su base provinciale. Dopo circa un anno le femministe hanno lasciato la sede mentre noi abbiamo continuato a frequentarla e nuove persone si sono aggregate. Nella pratica del CCA portammo l’esperienza e il modo di fare appreso nell'OAM, con discussioni continue e l’appuntamento fisso – qualsiasi cosa succedesse – il giovedì sera […] Ora che non ho più un riferimento d’incontro periodico sento che quelle riunioni mi mancano molto, non erano un rito o una funzione religiosa, erano un momento di discussione che arricchiva collettivamente, un metodo che non ho ritrovato in altre organizzazioni o nel sindacato in cui sono ancora attivo. Mi ricordo anche gli immancabili verbali riassuntivi delle riunioni fatti in molteplici copie a uso sia degli assenti che dei presenti, per rimarcare quanto detto e deciso. Anche se si usavano le indimenticabili veline, abbiamo sicuramente dato il nostro contributo alla deforestazione! Come quanto avevo già vissuto nelle riunioni dell’OAM, anche quelle del CCA sono state un’esperienza ricca e positiva; mi è capitato di partecipare ad alcune riunioni indette da partiti o partitini di extrasinistra ma la differenza era totale: noi discutevamo e poi decidevamo, gli altri dovevano solo articolare la linea decisa dai vertici del partito oppure organizzare le iniziative decise dal gruppo politico. Poi, pian piano, l’attività del Coordinamento, anche per la partecipazione di persone dal percorso politico meno omogeneo, si è trasformata in attività del Circolo culturale Napoleone Papini, non più espressione di una linea politica specifica ma che raccoglieva diverse sensibilità. Dal 1984 abbiamo iniziato a organizzare a Fano i Meeting anticlericali, cosa che si continuerà a fare con grande impegno per quasi quindici anni".
Gli obiettivi politici del CCA, sintetizzati nell’editoriale del 6 aprile 1983 pubblicato nel secondo numero di “Alta Tensione” (bollettino stampato dal Coordinamento), confermano quantomeno la volontà, da parte del CCA, di agire in continuità con l’azione già svolta dall’OAM:
"Da questo mese in via Garibaldi a Fano, è aperta ufficialmente la sede intestata al Centro di documentazione Napoleone Papini […] Questa sede ospiterà sia il CCA sia il Collettivo Femminista di Fano. Lo sforzo finanziario ed organizzativo che ci proponiamo di sostenere ha il valore di un investimento politico: la riapertura di una sede libertaria a Fano come punto di riferimento per i lavoratori e i compagni che intendono confrontarsi per organizzare iniziative di lotta e controinformazione. Una sede politica significa anche poter disporre di pubblicazioni e informazioni che siano accessibili a tutti, al fine di consentire la circolazione di materiale alternativi per la crescita politica di ciascuno. […] Qualcuno potrebbe trovare discutibile la necessità di una sede politica in questi tempi di disimpegno, tuttavia è proprio in questi periodi di arretramento del movimento di classe che le minoranze rivoluzionarie hanno il compito di recuperare l’agibilità di luoghi pubblici specifici per ricucire il dibattito, per riprendere l’iniziativa, per organizzare i dati dell’attività di controinformazione".
Come ricorda Sora, negli anni successivi, l’attività del CCA, di fatto, è confluita nell’azione del Circolo Papini,
Gruppo attivo sicuramente tra il 1981 ed il 1985, ha condiviso la sede di Fano, in via Garibaldi, col Circolo culturale Papini.
Ha organizzato iniziative diverse relative al tema dell'antimilitarismo.
L'Osservatorio si è costituito al Meeting Anticlericale del 1992 con lo scopo di indagare sulla portata e l'estensione degli attacchi alla libertà femminile portati contro le donne da parte delle religioni considerate 'integraliste' (prime fra tutte in Italia la Chiesa cattolica).
Ha sede presso il Circolo culturale Papini di Fano.