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Registo de autoridade
Giambi-Bonacci, Marcello
MdM_IT_P_00684 · Pessoa singular · 1910 giu. 27 - 1990
Giampaoli, Giuliano
MdM_IT_P_00488 · Pessoa singular · 1950 mag. 24 -

Giuliano Giampaoli nasce a Urbania il 24 maggio 1950, dopo il Liceo si iscrive a Scienze politiche e la sua prima esperienza sindacale è nel 1974 negli organismi di zona della Cgil a Urbania. Nel 1975, finito il militare, viene eletto in Consiglio comunale, ruolo non più compatibile con l'impegno sindacale. Si iscrive al Partito comunista e gli viene chiesto di aprire gli uffici della Cna da Urbania a Borgo Pace. Dopo tre anni, l' 'autorità' del partito gli chiede di lasciare la Cna e l'antico rapporto con Cgil, per lavorare nella Federazione comunista prima per dirigere la commissione operaia, poi all’interno della segreteria. Non è tuttavia un contesto convincente. «Sentivo che il Pci si interessava molto di politica, ma, con rapporti sempre meno solidi con i riferimenti sociali fondamentali», ha dichiarato in un’intervista. Così chiede di riprendere il rapporto cominciato dieci anni prima con la Cgil. Nel 1987 inizia l'impegno a tempo pieno in Cgil e viene eletto segretario della Fillea provinciale. Nel frattempo, a 32 anni, si era sposato con Adriana Mollaroli, futura consigliera regionale dal 2000 al 2010. Nel 1992 passa alla segreteria della Fillea regionale: in questo ruolo, nel pieno di Tangentopoli, si adopera per fare approvare la prima legge sugli appalti. «La Fillea era un osservatorio molto interessante. […] L’edilizia è stato sempre il regno della flessibilità: finiva il cantiere e l’edile veniva licenziato e avevi come forte tutela soprattutto la cassa edile, che era un ente bilaterale serio, e la scuola edile, che però stava esaurendo l'attrattiva verso i giovani». Nel 1995 gli viene chiesto di assumere la segreteria della Camera del lavoro di Pesaro, dove «si era aperta una fase di tensioni pesanti» per la difficoltà a trovare un candidato unitario. Rimane i previsti otto anni, fino al febbraio del 2003. «Ho avuto un’ottima occasione di verifica politica e sindacale perché quelli sono i primi anni in cui il mondo cominciò a cambiare». Infatti nonostante la fine della guerra fredda, lo scoppio di Tangentopoli, il terremoto politico che aveva sconquassato il sistema della prima Repubblica l’inizio della politica spettacolo incarnata dai governi Berlusconi, il sindacato era rimasto statico, a parte l’inevitabile perdita delle componenti politiche. «Anche gli anni di Cofferati ripropongono certezze 'senza se e senza ma' rispetto all'identità consolidata della Cgil, ma sono privi di soluzioni stabili e chiare per il nuovo secolo».
Giuliano Giampaoli cerca di focalizzare l’attenzione sulla formazione continua, «predicata da istituzioni e imprese e mai praticata», che porta a qualche interessante risultato: ad esempio la sperimentazione di un corso della Provincia su Cad-Cam, offerto direttamente ai lavoratori. La partecipazione è buona, ma manca un progetto che ne prevede la continuazione o la sua ripetizione. Inoltre la segreteria di Giampaoli avrebbe sostenuto la partecipazione di Pesaro a un bando nazionale sulla formazione e avrebbe conseguito la sottoscrizione da parte di Cgil, Cisl e Uil di un patto per la formazione con Confindustria.
Formazione, rappresentanza, organizzazione del lavoro sono i terreni di iniziativa che a Pesaro la Cgil cerca in particolare di praticare dopo l'approvazione della legge n. 626 del 1994 su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Vengono realizzati gli enti bilaterali dedicati alla sicurezza e vengono promosse corsi di formazione per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.
All’interno del sindacato si cerca di valorizzare nuove figure giovani, in particolare donne; si cura l’organizzazione dei servizi (vertenze, patronato, fisco) che a Pesaro dimostrano anche punte di eccellenza; si riordina la politica delle sedi sindacali. La nascita di Nidil, il sindacato dei lavoratori atipici, assieme alla solidità dei servizi, viene considerata una risposta alle nuove fragilità del mondo del lavoro.
Infine con la segreteria di Giampaoli nasce l’Ufficio studi, volto alla comprensione della crisi che si apriva nel sistema locale delle imprese e alla valutazione dell'attività degli enti locali, che «attraverso il “welfare locale” potevano attivare il motore di un nuovo sviluppo». Per garantire la qualità e la coesione nei rapporti sociali, diventa pratica costante la formazione di base offerta agli stranieri nelle sedi Cgil.
Terminato l’incarico a Pesaro, diventa responsabile regionale dell’Inca, fino al 2007. Gli ultimi anni, Giampaoli li passa nella segreteria regionale, dove tuttavia si trova a non condividere metodi di lavoro e alcune scelte politiche. Prima di lasciare nel 2010, riesce a rendere usuali le assemblee dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nei luoghi di lavoro, promuovendo anche la verifica del lavoro svolto dai servizi di prevenzione sui luoghi di lavoro. Una volta in pensione, per un anno ha un incarico come responsabile della Cgil di Fano, riorganizzandone la struttura territoriale attraverso il potenziamento delle sedi periferiche. In seguito la nuova segretaria della Camera del Lavoro di Pesaro, Simona Ricci, gli propone di seguire il progetto sulla storia e la memoria del sindacato.

Giampaoli, Renato
MdM_IT_P_00699 · Pessoa singular
Giancarli, Mariano
MdM_IT_P_00692 · Pessoa singular · 1926 mar. 22 -

nato a Castelplanio (AN). Coordinatore provinciale del Sindacato italiano unitario lavoratori polizia (Siulp).

Giannini, Secondo
MdM_IT_P_00583 · Pessoa singular · 1920 ott. 17 -

Nasce a Macerata Feltria il 17 ottobre 1920, in una famiglia di coltivatori diretti. Ha tre fratelli e una sorella. Dopo aver frequentato le scuole elementari inizia a lavorare nel podere di famiglia. Durante la seconda guerra mondiale è mandato in servizio a Fiume dal 1940 al 1943. L’8 settembre lo sorprende a Monfalcone, mentre sta tornando nella città istriana dopo un periodo di licenza. Con un viaggio rischioso, approfittando della confusione, riesce a ritornare a casa, dove attende la fine della guerra, riprendendo il lavoro nel podere di famiglia. Nel frattempo lavora come operaio edile, impiego tenuto fino al settembre del 1947. Subito dopo la liberazione si iscrive al Pci e si impegna nell’organizzazione delle leghe contadine. Il suo status sociale di piccolo proprietario non è in contraddizione con la scelta. In realtà la disgregazione della proprietà fondiaria e l’arretratezza delle campagne avvicinava le condizioni di piccoli proprietari e mezzadri. Entra nel frattempo nella Camera del Lavoro per il Mandamento di Macerata Feltria, costituita nel 1944 da Mario Martini. Quella maceratina costituisce una realtà emblematica della campagna dell’entroterra pesarese che presenta scarsa produttività, una conduzione tecnicamente arretrata, ancestrali rapporti tra i padroni e i mezzadri. Vi sono tutti gli elementi perché il territorio venga coinvolto nelle agitazioni mezzadrili, che uniscono la richiesta dell’applicazione del Lodo De Gasperi alle rivendicazioni per una generale riforma dei patti agrari, il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, l’abolizione delle regalie. Il 10 settembre 1947 Secondo Giannini viene incaricato di guidare la segreteria mandamentale di Macerata Feltria. Vive così da protagonista questa stagione di lotta, culminata nel celebre episodio del “sequestro dei padroni” del 28 dicembre 1947. Egli infatti sarebbe stato denunciato e rinviato a giudizio, ma successivamente assolto per insufficienza di prove. La dimostrazione viene fortemente criticata dalla Federmezzadri provinciale per le azioni messe in atto – blocco delle principali strade e occupazione dell’ufficio postale – e per gli effetti controproducenti, come la mole di disdette che colpiscono molti mezzadri, costringendoli a emigrare. Per le sue qualità organizzative Secondo Giannini tuttavia non solo viene confermato alla segreteria per altri cinque anni, ma sostituisce Giovanni Costantini alla direzione del locale sindacato mezzadri. Negli anni successivi anima alcuni “scioperi alla rovescia”, in particolare sulla strada del Fossatone che congiungeva il comune con Montegrimano e Mercatino Conca. Subisce una nuova denuncia e questa volta una condanna per una manifestazione di solidarietà con gli eccidi di Melissa. Nel 1953 è chiamato nella Camera del Lavoro provinciale per dirigere il sindacato degli edili, dove continua a sostenere nuovi scioperi alla rovescia per la strada panoramica appena cominciata; dal 1957 al 1969 viene chiamato a guidare il sindacato dei braccianti, nella cui segreteria era entrato fin dal 1955, e l’Alleanza contadina, che contende alla Coldiretti l’organizzazione dei coltivatori diretti, riuscendo a radicarsi in alcune realtà, soprattutto in seguito alla progressiva trasformazione dei contratti mezzadrili in affitti. «Quando sono andato a lavorare là non c’era niente, nessun gruppo, nessuna organizzazione» ha ricordato in un’intervista, rilasciata all’inizio degli anni Duemila. Nel 1969 Secondo Giannini costituisce a Fano una cooperativa che si occupa della commercializzazione del cavolfiore, particolarmente diffuso nel territorio. Ben presto l’organizzazione supera i mille soci, ma si trova in una difficile situazione finanziaria. Riesce a superarla solo grazie all’intervento dell’Ente di sviluppo regionale che le affida la gestione della centrale ortofrutticola di Fano.
All’attività sindacale Secondo Giannini affianca quella politica. Si iscrive al Pci fin dal 1945. L’anno successivo è nominato segretario nella sezione di Santa Maria Valclava, attività che mantiene fino al dicembre del 1949. Nello stesso anno diventa membro del Comitato federale del Pci. Nel 1964 è candidato alle elezioni comunali del Pci di Pesaro, venendo eletto. Nel 1970 entra invece in Consiglio provinciale dove resta in carica cinque anni. Dal 1975 al 1980 torna a essere consigliere nel consesso comunale di Pesaro.

Giannotti, Flaminio
MdM_IT_P_00558 · Pessoa singular · [193-?] -

A partire dal 1960, almeno fino al 1968, è direttore provinciale dell'Inca. Nel 1961 è delegato all’Inam in rappresentanza dei lavoratori dell’industria. L’incarico gli viene rinnovato nel 1968. Nel 1969 è eletto nel Comitato direttivo della Camera del lavoro provinciale in occasione del VII Congresso e figura tra i delegati provinciali al Congresso nazionale.

Gigli, Beniamino
MdM_IT_P_00102 · Pessoa singular
Gioia, Natale
Pessoa singular
Giombetti, Mario
MdM_IT_P_00482 · Pessoa singular
Giordano, Carlo
MdM_IT_P_00683 · Pessoa singular · [sec. XX]
Giorgio
Giraldi, Aitanga
MdM_IT_P_00624 · Pessoa singular · [194-?]-

Responsabile nazionale del Coordinamento donne pensionate SPI.

Giuffrè
Giuliani, Lottaldo
MdM_IT_P_00542 · Pessoa singular

Segretario della Camera del lavoro di Pergola per alcuni mesi nel 1948.

Giunti
Gnassi, Walter
MdM_IT_P_00615 · Pessoa singular
Godi, Otello
MdM_IT_P_00505 · Pessoa singular · 1924 mag. 22 - 1985 giu. 25

Otello Godi nasce a Pergola il 22 maggio 1924. Proviene da una famiglia di estrazione popolare impiegata nel commercio in quanto proprietaria di un distributore di benzina. Godi ha modo di compiere i suoi studi fino al livello di scuola media superiore conseguendo il diploma di maturità magistrale anche se di fatto la sua attività lavorativa sarà segnata dall’impegno sindacale. Nel periodo che va dal 1945 al 1948 Godi è uno degli esponenti della corrente cristiana presente nella segreteria provinciale della Cgil, il sindacato unitario che si ricollegava idealmente all’esperienza della Confederazione Generale del Lavoro (Cgl) disciolta durante il ventennio fascista. In quel periodo, in qualità di componente della segreteria provinciale, Godi è affiancato prima, nel 1945, da Arnaldo Forlani (futuro leader locale e soprattutto nazionale della Democrazia Cristiana), poi dal futuro Senatore democristiano Giovanni Maria Venturi (1946-1947) e soprattutto da Guido Barboni che successivamente, insieme allo stesso Godi, fonda e guida la Libera Confederazione Generale Italiana dei Lavoratori (Lcgil) nella provincia pesarese. Godi è anche membro della segreteria provinciale della Confederterra per la corrente cristiana e, a testimonianza delle divergenze strategiche all’interno della Cgil che si andavano palesando in merito al ciclo di lotte che si stavano espandendo, il 24 giugno del 1948 si schiera contro lo sciopero della trebbiatura indetto dal sindacato agricolo. Nello stesso anno, insieme a Barboni, si dimette dalla segreteria provinciale della Camera del Lavoro di Pesaro. Le dimissioni di Godi sono legate al particolare momento storico-sindacale e soprattutto politico che si stava vivendo a livello nazionale con inevitabili riverberi a livello locale. Infatti, in seguito alla rielezione, nel 1947, del comunista Mariano Bertini alla guida della Cgil pesarese, dovuta alla marcata egemonia comunista in sede congressuale (espressa dal 65% dei consensi ottenuti), la componente cristiana ottiene un consenso che non supera il 10% dei voti. Ciò alimenta le divergenze strategiche in seno al sindacato e s’impone una divisione determinata sia dall’espulsione delle sinistre dal quarto governo guidato dal democristiano Alcide De Gasperi nel maggio 1947, a cui si aggiunge la scelta inequivocabilmente filoatlantica in politica internazionale successiva alle elezioni politiche del 1948, sia dal clima di vita interno al sindacato dove la componente cristiana lamenta approssimazioni e inadempienze con cui si sono svolte le precedenti elezioni per le delegazioni sindacali congressuali. Da qui il venir meno della solidarietà tra i diversi raggruppamenti, secondo Mario Tinti, rappresentante sindacale di area cattolica e futuro dirigente della Cisl. Ma sono soprattutto gli scioperi generali di carattere politico, di cui quello in occasione dell’attentato al leader comunista Palmiro Togliatti è l’ultimo paradigmatico esempio, l’aspetto che crea maggiori frizioni tra componenti vicine alle nuove forze di governo e chi, come soprattutto i comunisti, deve attrezzarsi per una lunga opposizione in un clima di intensificazione della repressione delle lotte popolari. La divisione viene sancita poco dopo l’attentato a Togliatti in occasione del Consiglio nazionale delle Acli (22 luglio 1948) e a Pesaro è proprio Godi a informare Giulio Pastore, capo della Segreteria Generale della corrente sindacale cristiana, che il 26 luglio anche nella provincia pesarese si era consumata la rottura con l’uscita dalla Cgil. Successivamente, è ancora Godi a comunicare a Pastore l’avvenuta costituzione locale della Lcgil quale «frutto di intenso lavoro di proselitismo e di impegno». La segreteria della nuova organizzazione sindacale provinciale era composta da Godi e Barboni. La costituzione dell’Unione Provinciale dei Liberi Sindacati dei Lavoratori è annunciata da una circolare datata 2 ottobre indirizzata da Godi a tutti i segretari mandamentali. Il 28 ottobre del 1949, secondo quanto riportato nel verbale del comitato direttivo, risultano eletti alla segreteria provinciale Guido Barboni (in qualità di segretario responsabile coordinatore), Otello Godi (segretario), Oddo Lucarelli (segretario), Bruno Regini (vicesegretario) e Alfio Tinti (vicesegretario). L’organizzazione, in questa prima fase, può contare principalmente sulle adesioni provenienti dal pubblico impiego, in genere del ceto impiegatizio, degli insegnanti e in particolar modo di maestri e maestre elementari. Segue, in ambito nazionale, dopo una serie di vicissitudini che avevano portato alla formazione della Federazione Italiana dei Lavoratori (Fil), da parte di ex aderenti repubblicani e socialdemocratici della Cgil, la nascita della Confederazione italiana sindacati lavoratori (Cisl) come fusione della Lcgil e della maggioranza della Fil (la cui minoranza, integrata da elementi socialisti espulsi dalla Cgil, dà vita alla Uil). La Cisl, nata il primo maggio del 1950, nel pesarese, come in altri territori, deve molto per la sua costituzione al ruolo giocato dalle Acli e alla dialettica con il mondo cattolico. Tale rapporto ambivalente, da un lato, si manifesta in termini di autonomia e tendenziale distacco soprattutto rispetto al blocco sociale moderato democristiano (rispetto al quale risulta tuttavia comune l’opzione anticomunista), dall’altro, rimane comunque in gran parte estranea (se non in alcune categorie più combattive come saranno i metalmeccanici della Fim soprattutto all’interno dell’esperienza unitaria del Flm) alla teorizzazione e alla prassi del conflitto sociale, e dunque interna ad un orizzonte interclassista. Nel suo orientamento improntato sull’apoliticità e la democraticità, nondimeno, gioca un ruolo rilevante anche il modello contrattualistico dei sindacati anglosassoni. La Cisl provinciale, guidata da Alfio Tinti per un ventennio, vede nel 1951 l’adesione di poco meno di 7.000 iscritti in gran parte concentrati nel settore terra (3.000) e tra gli edili (oltre 2.400). Otello Godi, da parte sua, è costantemente presente nella segreteria provinciale fino al 1970. In questo arco temporale egli ha anche modo di occuparsi in modo specifico di vertenze e contratti, e non a caso è ricordato da chi si è formato nel sindacato sotto il suo magistero (Gianluigi Storti) come «un grande contrattualista» o, da chi lo ha affiancato ed ha condiviso incarichi dirigenziali fin dagli anni Cinquanta (Alfio Tinti), come uno «talmente bravo [in questo settore] che persino il Tribunale lo chiamava per delle consulenze». Più volte delegato provinciale ai congressi nazionali della Cisl (in particolare al IV nel 1962 e al VII nel giugno del 1973. Entrambi tenutisi a Roma), il 7 luglio 1970 Godi diventa segretario generale della federazione provinciale succedendo a Tinti. Ricopre tale incarico fino al 1984 quando una sopraggiunta malattia gli inibisce l’uso della voce. Ciò non gli impedisce, tuttavia, di mettersi ancora a disposizione dell’Unione sindacale territoriale nel tentativo di «studiare e di elaborare delle proposte sindacali quali l’innovazione tecnologica, la richiesta di informazioni dalle aziende [e anche proposte] sulla sanità, sulla scuola e sui provvedimenti da prendere per tutelare la salute dei lavoratori» come testimonia una sua accorata comunicazione letta dalla moglie Elena Truosolo in occasione di un consiglio generale straordinario. Personalità misurata e solida, Godi rivendica costantemente una concezione non corporativa della democrazia oltre alla valorizzazione dell’autonomia sindacale quali tratti centrali della Cisl. Muore a Pesaro il 10 giugno 1985.

Gotta, Domenico
MdM_IT_P_00614 · Pessoa singular
Grafis
Gramolini, Ezio
MdM_IT_P_00493 · Pessoa singular