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FUCI
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Ufficio postale pontificio
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Le Poste Pontificie sono state il servizio postale della Santa Sede e dello Stato Pontificio fino alla sua dissoluzione nel 1870. L'organizzazione delle Poste Pontificie dipendeva dalla Camera Apostolica, la quale concedeva il servizio in appalto con il titolo di Maestro Generale delle Poste Pontificie; fra il 1551 e il 1556 si ebbe una radicale riforma delle Poste Pontificie: venne istituito il primo corriere "ordinario", fra Roma e Bologna, e il servizio postale venne aperto al pubblico. Le poste vennero appaltate per periodi generalmente di nove anni: dall'appaltatore dipendevano tutte le stazioni di posta dello stato. Nacquero anche i timbri postali, in quanto, ai fini dello smistamento, tutte le lettere venivano marcate con le iniziali o il distintivo del Maestro di posta. Il materiale documentario prodotto dall’Ufficio Postale Pontificio di Montalto delle Marche è composto principalmente da miscellanea di carteggio amministrativo, fogli di avviso di spedizione e distinte di consegna della Direzione delle Poste di Ascoli Piceno; copre un arco temporale che va dal 1777 al 1853.

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I monti frumentari chiamati anche granatici o di soccorso si ponevano l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita degli agricoltori salvando gli strati più poveri della popolazione dalla piaga dell'usura. La data di fondazione di tali istituzioni è presumibilmente, da porre verso la fine del secolo XV, anche se il periodo di massimo sviluppo si ebbe nel secolo XVIII grazie al forte impulso dato dal papa Benedetto XIII nel 1724. In seguito i monti frumentari restarono vitali fino alla metà del secolo XIX. Nel 1890 la Legge Crispi n. 6972 incluse i monti frumentari tra le opere pie affidandoli all'amministrazione delle locali Congregazioni di Carità. La documentazione prodotta dal Monte frumentario di Patrignone si trova divisa fra l’archivio del soppresso comune di Patrignone (1 busta e 1 registro 1867-1899) e l’archivio della Congregazione di Carità; nel 1895 subì una trasformazione che divise il suo patrimonio a metà fra la Cassa di Prestanze agrarie e l’erezione di un ospedale a Montalto.

L'attività della Sezione del PCI di Fano è attestata già dal settembre 1944, immediatamente dopo la liberazione della città, avvenuta il 27 agosto, dall'occupazione nazifascista (I). Nonostante le fonti documentino, durante il Ventennio fascista, l'esistenza di organizzazioni clandestine comuniste sia a Fano sia nella provincia di Pesaro e Urbino (II), con la fine della guerra e il ritorno alla legalità dei partiti antifascisti la forma istituzionale ed organizzativa del PCI mutò profondamente (III). Tale trasformazione si deve soprattutto alle disposizioni statutarie approvate durante il V Congresso nazionale del Partito - svoltosi a Roma tra il 29 dicembre e il 5 gennaio 1946 - che diede al PCI un'organizzazione che non ha subito, nei successivi quarantacinque anni della sua storia, modifiche tali da alterarne la struttura definita nell'immediato secondo dopoguerra (IV).
Gli statuti approvati dai congressi del PCI dispongono che l'organizzazione di base del Partito sia la cellula, costituita sul luogo di lavoro o su basi territoriali a seconda del luogo di abitazione degli iscritti. Un ruolo conservato, di fatto, fino alla seconda metà degli anni Cinquanta, quando la Sezione, costituita dalle cellule esistenti nel suo territorio, divenne la vera organizzazione periferica di base del Partito (V).
Le Sezioni, secondo quanto disposto dagli statuti, dovevano tendere ad avere una sede permanente e ad essere il centro di vita politica, sociale e culturale per tutti i lavoratori della località in cui la Sezione esercitava la sua giurisdizione. Per le Sezioni - così come per le Federazioni e per il Partito nel suo complesso - il congresso rappresentava il massimo momento deliberativo, le cui decisioni erano obbligatorie per tutti gli iscritti e per tutte le organizzazioni subordinate. Nel caso delle Sezioni, i congressi (ai quali partecipavano i delegati delle cellule in essa comprese), dovevano essere convocati almeno una volta l'anno (VI) ed eleggere il Comitato direttivo, il Collegio dei sindaci e i probiviri.
I Comitati direttivi sono responsabili dell'attività svolta nel territorio della Sezione: controllano il lavoro delle cellule e verificano l'esecuzione delle decisioni del congresso, delle proprie e di quelle di organismi superiori (nel caso di Fano le decisioni della Federazione comunista di Pesaro-Urbino) (VII).
Il Collegio dei sindaci, previsto dalle disposizioni statutarie solamente per gli anni 1957-1962, è deputato al controllo del bilancio preventivo e consuntivo della Sezione.
I probiviri, infine, formano un organo di controllo (istituito dal 1956) che vigila sul rispetto dello Statuto e della disciplina di Partito e che, dal 1962, eredita i compiti già assegnati al Collegio dei sindaci.
La documentazione conservatasi nell'Archivio della Sezione Bruno Venturini e del Comitato di zona del PCI di Fano non consente di affermare con certezza quale fu la prima sede della Sezione, che soltanto nel 1945 si insediò 'ufficialmente' presso Palazzo Bambini, in via De Cuppis (VIII).
La stessa documentazione, al contrario, dimostra che tra il 1945 e il 1950 ricoprirono il ruolo di segretario alcuni tra i protagonisti dell'organizzazione clandestina comunista attiva a Fano all'inizio degli anni Trenta, ovvero, nell'ordine, Silvio Battistelli (sindaco di Fano dal 1946 al 1951), Enzo Capalozza (sindaco di Fano negli anni 1944-1945) e Remo Rovinelli.
E' molto probabilmente del 1946, invece, l'intitolazione della Sezione al partigiano e dirigente comunista Bruno Venturini, nato a Fano il 28 settembre 1909 e ucciso dai fascisti a Brescia il 29 novembre 1944 (IX).
La giurisdizione della Sezione, fino al 1947, si estese per gran parte del territorio comunale fanese; gli iscritti, al 31 dicembre 1946, erano 2034, di cui 1427 uomini e 607 donne (X). Se è vero, infatti, che già tra il 1945 e il 1946 è documentata l'esistenza di Sezioni comuniste presso le frazioni di Cuccurano, Marotta e Carignano (XI), è altrettanto vero che soltanto tra il 1947 e il 1948 il territorio della Venturini si ridusse sostanzialmente. In seguito alle direttive della Conferenza di organizzazione del PCI svoltasi a Firenze nel 1947, "su pressione" della Federazione comunista di Pesaro e Urbino, la Sezione fu infatti scissa nelle Sezioni intitolate ad Alberto Iacucci, Antonio Gramsci (il cui territorio coincideva con il quartiere Gimarra) e (Alessandro?) Bertini e nella Sezione di Fenile, il cui territorio coincideva con l'omonima zona (XII).
Tra il 1945 e il 1962, ovvero l'anno in cui venne costituito il Comitato di zona Basso Metauro, si registra una diminuzione delle Cellule della Sezione da 51 a 34 (XIII). Nonostante questo significò per la Sezione una diminuzione del territorio nel quale esercitava la propria giurisdizione - alcune sue cellule infatti erano state 'promosse' al rango di sezioni - la documentazione conservata nel suo archivio dimostra che la Venturini, che nei documenti è spesso identificata come la "Sezione centrale" o la "Sezione Centro" (XIV), continuò a rappresentare, almeno fino alla costituzione del Comitato di zona, il punto di riferimento per lo svolgimento dell'azione politica, sociale e culturale non soltanto dei suoi iscritti ma anche di quelli delle altre Sezioni della città.
Con l'istituzione del Comitato di zona, infatti, la Sezione Venturini, come del resto suggerisce la minore documentazione prodotta, diminuì le sue attività lasciando di fatto al Comitato l'iniziativa politica e il coordinamento dell'azione delle diverse Sezioni fanesi.
A questo proposito, alcuni documenti conservati nell'Archivio della Sezione e del Comitato di zona, spiegano efficacemente in che modo si ridussero l'autonomia e le attività della Sezione Venturini (e delle altre Sezioni fanesi) successivamente all'istituzione del Comitato.
Nel 1967, infatti, il segretario della Sezione fanese di Gimarra, Damiano Savio, intervenendo sul mensile "Vita di Sezione", "critica il funzionamento spesso burocratico dei comitati di zona che convocano assemblee e riunioni non per discutere ma solo per ratificare quanto discusso dalla segreteria" (XV).
Nel 1971, inoltre, è utile osservare come il piano di lavoro definito dal Comitato di zona per la preparazione della Conferenza di organizzazione che si svolse il 13 giugno prevedesse il rafforzamento della struttura del Partito e più precisamente lo svolgimento di "un lavoro politico-organizzativo nelle sezioni più deboli" (XVI). Tra queste, appunto, è compresa la Sezione Fano Centro, ovvero la Sezione Venturini (XVII).
Nel 1976, infine, nel suo intervento pronunciato durante la Conferenza di organizzazione del Comitato di zona svoltasi l'11 e il 12 giugno, Giuliano Roberti (membro del Comitato direttivo della Sezione Venturini), affrontò il "problema delle sezioni" ricordando come le Sezioni della zona di Fano si siano "spesso riunite solamente per discutere sul tesseramento e sulla sottoscrizione della stampa" e denunciando come tale attività sia di fatto insufficiente (XVIII).
Nel corso degli anni Sessanta, del resto, il numero degli iscritti e delle Cellule della Sezione si era ridotto ulteriormente: nel 1972, infatti, la "Sezione Centro" annoverava 307 iscritti e comprendeva soltanto 4 cellule (XIX), mentre a Fano erano presenti Sezioni che nella documentazione dei decenni precedenti risultavano essere Cellule della Venturini (si pensi ad esempio alle Sezioni ubicate presso la località di Metaurilia o alla Sezione Leda Antinori di via Fanella) (XX).
Anche relativamente al modus operandi della Sezione, la documentazione conservata nel suo archivio attesta profonde differenze nel periodo compreso tra l'immediato secondo dopoguerra e i decenni successivi: se ancora all'inizio degli anni Cinquanta, infatti, la Sezione ripartisce le proprie attività tra il Comitato direttivo, la Segreteria e commissioni incaricate di seguire branche di lavoro diverse (lavoro di massa, organizzazione, lavoro sindacale, lavoro giovanile, lavoro femminile, amministrazione, stampa e propaganda) (XXI), negli anni successivi l'attività della Venturini appare di fatto demandata prevalentemente al lavoro dei segretari (soprattutto Aldo Amati ma anche Walter Leonardi, Mario Omiccioli, Sergio Marchegiani e Oscardo Severi) e dei componenti i Comitati direttivi.
La Sezione Bruno Venturini, che condivideva la propria sede con Comitato di zona, nel 1968 si trasferì da Palazzo Bambini in via de Petrucci, dove rimase fino al 1976, quando si spostò nella sede di viale Gramsci, presso cui restò fino al suo scioglimento, avvenuto nel 1991(XXII).

Note
(I) Cfr. i docc. conservati in APCISBVCZF, serie Documenti 1944-1949 riordinati in titoli, sottoserie Documenti 1944, fasc. [1944. 1206 Comitato di Sezione e di coordinamento Bruno Venturini Fano; 1206.05 Corrispondenza, convocazioni] (b. 1, fasc. 6).
(II) Cfr. ivi, serie Carteggio amministrativo, fasc. [Carteggio amministrativo 1944-1946] (b. 16, fasc. 1), la relazione della Federazione comunista di Pesaro e Urbino sul lavoro svolto nella provincia per l'applicazione della politica del Partito dalla liberazione al set. 1945; vedi anche le informazioni contenute in L. Venturini Callegari, Bruno Venturini. Umanità razionalità e passionalità politica di un combattente per la libertà, Vangelista, Milano, 1987, pp. 15-36.
(III) Per una sintetica ma utile ricostruzione della storia istituzionale del PCI cfr. S. Twardzik (a cura di), I manifesti della Federazione milanese del PCI (1956-1984). Inventario, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali-Ufficio centrale per i beni archivistici, 1999, il capitolo L'assetto organizzativo della Federazione milanese del Partito comunista italiano, pp. 20-40.
(IV) Cfr. Statuto del Partito comunista italiano. Approvato dal V congresso nazionale del PCI, Roma, UESISA, [1946].
(V) Cfr. Twardzik (a cura di), I manifesti della Federazione milanese del PCI (1956-1984) cit., p. 23: la 'crisi' delle cellule è di fatto 'ratificata' dalle disposizioni statutarie del 1966 che, prevedendo la possibilità di costituire anche sezioni aziendali, determinarono la loro introduzione al posto dei comitati di fabbrica (ai quali, secondo quanto disposto dallo Statuto approvato al termine del IX Congresso svoltosi nel 1960, era stato riconosciuto il ruolo di direzione e coordinamento delle attività svolte dal Partito nelle fabbriche, aziende e istituti presso i quali esistevano più cellule).
(VI) Nel caso della Sezione di Fano è possibile affermare che tale disposizione statutaria venne disattesa (cfr. i documenti conservati in APCISBVCZF, serie Congressi di sezioni, sottoserie Congressi della Sezione Bruno Venturini).
(VII) Nel caso dei documenti conservati nell'Archivio della Sezione Bruno Venturini e del Comitato di zona del PCI di Fano il Comitato direttivo è per lo più indicato come "Comitato di Sezione".
(VIII) Cfr. ivi, serie Carteggio amministrativo, fasc. Mat[eriale] vario [1949] (b. 16, fasc. 4), l'estratto di deliberazione della Giunta comunale di Fano del 24 gen. 1946: il Comune di Fano aveva affittato alla Sezione i locali del secondo e del terzo piano di Palazzo Bambini con deliberazione del 23 set. 1944; questi, però, "furono requisiti subito dopo dalle truppe alleate fino al 6 giugno 1945"; dopo la fine dei lavori di restauro che riguardarono sette locali del primo piano, avvenuta il 29 lug. 1945, la Sezione usufruì complessivamente di diciotto ambienti; la deliberazione del gen. 1946, quindi, stabiliva che la Sezione dovesse pagare un affitto annuo di 12000 lire per il periodo compreso tra il 1° agosto 1945 e il 31 luglio 1946 e, successivamente al compimento dei lavori di restauro degli ambienti del secondo piano, un affitto annuo di 18000 lire. Cfr. anche, ivi, serie serie Documenti 1946-1950 in fascicoli originali, fasc. "Ricevute pagate" (b. 9, fasc. 4): dalla documentazione conservata si evince che nel 1946 la sede della Sezione era sicuramente in via de Cuppis, presso Palazzo Bambini.
(IX) Cfr. i docc. conservati in ibidem. Cfr. anche Venturini Callegari, Bruno Venturini cit., p. 74, il testo della lettera del dic. 1945 inviata da Maria Bellinato (amica di Bruno Venturini e di sua moglie Libera) a Giancarlo Pajetta. La Bellinato chiede a Pajetta di adoperarsi per l'intitolazione a Venturini di una Sezione del Partito.
(X) Cfr. APCISBVCZF, serie Documenti 1944-1949 riordinati in titoli, sottoserie Documenti 1947, fasc. [1947. 1105 Congressi, conferenze, convegni di zona e di sezione di Pesaro; 1105.01 Congressi, conferenze, convegni delle sezioni di Fano] (b. 4, fasc. 4), la relazione organizzativa presentata al congresso del 21 set. 1947.
(XI) Cfr. i docc. conservati in ivi, sottoserie Documenti 1945, fasc. [1945. 1206 Comitato di Sezione e di coordinamento Bruno Venturini Fano; 1206.03 Riunioni Comitati di rione; 1206.05 Corrispondenza, convocazioni] (b. 2, fasc. 6); ivi, sottoserie Documenti 1946, fasc. [1946. 1206 Comitato di Sezione e di coordinamento Bruno Venturini Fano; 1206.03 Riunioni Comitati di rione; 1206.05 Corrispondenza, convocazioni] (b. 3, fasc. 5); ivi, fasc. [1946. 1209 Cellule della Sezione di Fano; 1209.03 Relazioni riunioni di cellula; 1209.05 Convocazioni, corrispondenza] (b. 3, fasc. 7).
(XII) Cfr. ivi, sottoserie Documenti 1948, [1948. 1104 Conferenze e convegni provinciali svoltisi a Pesaro. 1105 Congressi, conferenze, convegni di zona e di sezione di Pesaro; 1105.01 Congressi, conferenze, convegni delle sezioni di Fano] (b. 5, fasc. 4), il verb. dei lavori del congresso della Sezione svoltosi il 16 mag. 1948.
(XIII) Cfr. i docc. conservati in ivi, sottoserie Documenti 1945, fasc. [1945. 1209 Cellule della Sezione di Fano; 1209.01 Elenchi componenti e segretari delle cellule e dei Comitati di cellula; 1209.02 Relazioni politico-amministrative mensili; 1209.03 Relazioni riunioni di cellula] (b. 2, fasc. 7) e ivi, serie Congressi di sezioni, sottoserie Congressi della Sezione Bruno Venturini, fasc. "Materiale congressuale X° Congresso [nazionale]" (b. 12, fasc. 6).
(XIV) Cfr. ad esempio i docc. conservati in ivi, serie Documenti 1944-1949 riordinati in titoli, sottoserie Documenti 1948; ivi, serie Verbali, fasc. "Comitato di coordinamento [e amministratori]" (b. 15, fasc. 5); ivi, serie Congressi di sezioni, sottoserie Congressi della Sezione Bruno Venturini, fasc. "XIII Congresso Fano 15-16 gennaio 1972" (b. 12, fasc. 9).
(XV) Cfr. ivi, Carteggio amministrativo, fasc. "Comitato zona Fano-Fossombrone 5-3-1967. Comitato sezione" (b. 17, fasc. 33), "Vita di Sezione", n. 6, mag. 1967.
(XVI) Cfr. ivi, serie Conferenze di organizzazione del Comitato di zona di Fano, fasc. "13 giugno 1971. Piano di lavoro-Conferenza di organizzazione" (b. 14, fasc. 4).
(XVII) Ibidem.
(XVIII) Cfr. ivi, fasc. "Verbali Congressi di Sezione e Conferenza d'organizzazione" (b. 14, fasc. 5), il verb. del Congresso della Sezione Venturini svoltosi il 20 dic. 1975 e relativo anche all'elezione degli organismi dirigenti della Sezione e dei delegati alla Conferenza di organizzazione della zona e l'intervento alla Conferenza di Roberti, che disse anche le seguenti parole: "bisogna fare molto di più, oggi compagni è necessario discutere di tutto con assiduità e specificatamente problema per problema, bisogna trovare il modo che la sezione diventi il fulcro del Partito[,] la sede dove si elaborano e si apportano i maggiori contributi per la risoluzione di tutti i nodi che sono da affrontare, è necessario promuovere all'interno di essa una più massiccia partecipazione perchè esse sono il più diretto strumento per recepire e contribuire a risolvere le giuste istanze di tutti i cittadini, di tutta la popolazione di una zona [...]".
(XIX) Cfr. ivi, serie Congressi di sezioni, sottoserie Congressi della Sezione Bruno Venturini, fasc. "XIII Congresso Fano 15-16 gennaio 1972" (b. 12, fasc. 6), il verb. del congresso della Sezione svoltosi il 15-16 gen. 1972.
(XX) Cfr. ibidem, il "Piano dei congressi di sezione" della zona di Fano, [1972].
(XXI) Cfr. soprattutto i docc. conservati in ivi, serie Documenti 1944-1949 riordinati in titoli.
(XXII) Informazioni dedotte dalla documentazione conservata in APCISBVCZF e da un'intervista rivolta a Franco Costanzi (responsabile del Comitato di zona tra il 1968 e il 1976).

Trebbi, Luciano
MdM_IT_P_00662 · Person · 1932 ago. 27 -

Nato a Pesaro

MdM_IT_E_00128 · Corporate body · 1946 giu. 13 - 1959 apr. 11

Il Partito nazionale monarchico (PNM) si costituisce il 13 giugno 1946, a pochi giorni dal fallimento dei monarchici al referendum del 2 giugno 1946, dalla fusione della Concentrazione nazionale democratica liberale con altri partiti, associazioni monarchiche e conservatrici. Fondatore e primo segretario del partito è Alfredo Covelli. Nel 1952 ha una prima scissione, con la nascita, stimolata dalla DC del Fronte nazionale monarchico di Giovanni Alliata Di Montereale e Alberto Consiglio. Il 2 giugno 1954 la componente interna del sindaco di Napoli, Achille Lauro, favorevole ad un'alleanza con la Democrazia Cristiana, linea osteggiata dal segretario Covelli che preferiva un'alleanza di destra col Movimento sociale italiano, esce dal partito e ne fonda uno nuovo: il Partito monarchico popolare (PMP). L'11 aprile 1959 il PMP ed il PNM si riunificano dando vita al Partito democratico italiano (PDI), che il 7 marzo 1961 assume la denominazione di Partito democratico italiano di unità monarchica.

Santini, Giuseppe
MdM_IT_P_00664 · Person · 1907 mar. 16 - 1981 mar. 27

Giuseppe Santini nasce a Forlimpopoli, dopo la laurea esercita la professione di avvocato a Cesena, nel 1947 si trasferisce a Pesaro, probabilmente quando la moglie, Ofelia Moroni, acquista il Palazzo Montani Antaldi, oggi sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, in via Passeri 72, dove avrà sede il Partito monarchico popolare, a partire dal 1957. Santini trasferendosi a Pesaro, nel 1948, lascia l'UMI e aderisce al Partito nazionale monarchico, di cui assume la responsabilità della Sezione. Muore a Cesena il 27 marzo 1981.

Chimeri, Paolo
Person · 1852 - 1934

Paolo Chimeri nacque a Lonato, in provincia di Brescia, nel 1852, in una famiglia di tradizione musicale. Iniziò precocemente gli studi sotto la guida del padre e si trasferì a Brescia per perfezionare la formazione pianistica. Ancora bambino si esibì in pubblico; a dieci anni eseguì al Teatro Grande di Brescia una fantasia su temi belliniani, avviando una carriera musicale che lo avrebbe visto protagonista della vita culturale cittadina per oltre mezzo secolo.

Nel 1866 fu nominato istruttore del coro del Teatro Grande di Brescia. Nel 1869, insieme ad Antonio Bazzini e ad altri musicisti bresciani, fu tra i fondatori della Società dei Concerti di Brescia, istituzione destinata a svolgere un ruolo centrale nella diffusione della musica strumentale in città. Nell’ambito della Società assunse la direzione dell’orchestra e ne fu consigliere dal 1878 fino al 1934, contribuendo alla programmazione e alla stabilizzazione dell’attività concertistica locale.

Accanto all’attività direttoriale, svolse intensa opera didattica come insegnante di pianoforte e formazione musicale, formando generazioni di allievi. Tra i musicisti che beneficiarono del suo insegnamento si ricordano Giovanni Tebaldini, Giacomo Benvenuti e Arturo Benedetti Michelangeli. Fu inoltre attivo come compositore di brani pianistici, musica corale e romanze da salotto, in linea con il gusto musicale dell’epoca.

Morì a Brescia il 4 aprile 1934.

Drago, Paolo

Nasce a Pesaro il 18 agosto 1953.
Inizia a giocare a pallacanestro all'età di 11-12 anni nel cortile di casa utilizzando come canestro un bidone di Dixan tagliato a metà (non esisteva il mini basket).
Dal 1968-69 al 1971-72 fa la trafila nelle giovanili della Victoria Libertas Pesaro con cui ottiene una vittoria nel campionata allievi regionale.
Dal 1972-73 fino al 1977-78 milita nella Falco Pesaro, campionato di Promozione. A partire dal 1979 per un'altra decina di anni disputa campionati di Seconda e Prima divisione con diverse squadre di Pesaro. Dal 1977 in contemporanea con i campionati inizia a giocare tutti i giovedì con un gruppo di amici.
Ha conseguito la Maturità Classica presso il Liceo Mamiani Pesaro, la Laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università Ancona, Specializzazione in Psichiatria (Università Ancona).
Ha lavorato dal 1978 al 2022 come medico di Medicina Generale. Dal 1982 lavora come psichiatra in libera professione.

Corporate body · [1987-1993?]

Ha sede a Pesaro in via Leoncavallo; al suo interno agisce il "Gruppo Donne" ("la politica del gruppo consiste nel fare iniziative aperte a tutti (mostre, film) sul tema della libertà femminile e della lotta politica delle donne, e di fare iniziative separatiste (dibattiti, feste, concerti) per permettere alle donne di discutere di se stesse e di imparare a gestire da sole tutto senza bisogno di "consorti"").

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Notizie sulla costituzione della Sezione si possono ricavare dalla circolare n. 2 del 14 ottobre 1944 della Federazione provinciale del Pci di Pesaro e Urbino, che invia a tutte le sezioni del partito indicazioni per la costituzione dei "Circoli giovanili comunisti".

Angelini, Giuseppe
MdM_IT_P_00464 · Person · 1920 gen.15 - 2007 gen. 8

Giuseppe Angelini nasce a Novafeltria il 15 gennaio 1920, frequenta il liceo classico “Giulio Cesare” a Cesena e, una volta terminati gli studi, viene ammesso nel 1938 alla Scuola Normale di Pisa alla Facoltà di Lettere e filosofia. Incrocia docenti di rigorosa ispirazione democratica e liberalsocialista, come Luigi Russo, Guido Calogero, Giorgio Pasquali. Tra i suoi compagni di studio si annoverano Scevola Mariotti, poi latinista e filologo classico, e Alessandro Natta, divenuto Segretario nazionale del Pci alla morte di Berlinguer
Sollecitato da Natta e, probabilmente, motivato dagli stimoli suscitati dai docenti incontrati nella sua esperienza universitaria, si indirizza verso il liberalsocialismo, movimento fondato da Guido Calogero e Aldo Capitini, che proprio dalla Normale era stato licenziato in seguito al suo rifiuto di prendere la tessera del partito fascista.
La guerra gli impedisce di terminare gli studi universitari. Richiamato alle armi nel 1942, frequenta a L’Aquila il corso allievo ufficiale, ma una volta che emerge il suo antifascismo, viene trasferito a Bari all’Ufficio imbarchi e sbarchi. Qui il suo percorso ideale conosce una nuova svolta. In seguito ad alcuni incontri a Bari aderisce a posizioni marxiste. Quando Togliatti annuncia la ‘svolta di Salerno’ nel marzo 1944, la sua adesione intima al Pci è compiuta.
Trovandosi al sud quando giunge l’8 settembre, decide di arruolarsi nel Corpo italiano di liberazione, dove ottiene il grado di sergente combattendo i tedeschi al fianco degli alleati. Nel dopoguerra torna a Novafeltria e si iscrive al Pci, venendo ammesso, già nel 1946, nel Comitato federale del partito. Il 15 aprile 1946 è eletto sindaco, incarico ricoperto fino al 25 maggio 1947. Nel settembre de 1946 sposa Anna Maria Cucci, da cui ha due figlie, Chiara e Angela. Nel frattempo riprende e completa gli studi laureandosi in Lettere e filosofia all’Università di Bologna nel 1949, con una tesi di laurea, su Piero Gobetti.
In seguito all’abbandono della segreteria della Camera del Lavoro pesarese da parte di Angelo Arcangeli, data la sua vasta preparazione culturale e le sue qualità politiche, viene nominato segretario generale. Fino ad allora, nel’ambito della Cgil, aveva diretto un ufficio studi, che aveva dato un buon supporto ai vari convegni. Mantiene questo ruolo dal 1951 al 1956, salvo pochi mesi nel 1953, quando è sostituito da Giuseppe Chiappini. Nonostante la scissione sindacale, si tratta di una camera vitale e forte. Durante la segreteria, Angelini procede a una progressiva riorganizzazione, sostituendo le camere mandamentali con camere comunali, per accrescerne la presenza nel territorio in una fase storica in cui vi sono molti fronti aperti: quello delle vertenze mezzadrili, la lotta alla disoccupazione, l’attuazione del Piano del lavoro. In particolare, nella veste di segretario si adopera contro la smobilitazione della miniera di zolfo di Cabernardi, occupata dai minatori per trentanove giorni nel 1952, e il progressivo ridimensionamento di quella di Perticara. Al convegno del 15 luglio 1952, organizzato dalla Camera di commercio di Pesaro sul potenziamento delle risorse solfifere, mosso dalle forti ricadute sull’occupazione conseguenti alla chiusura dei due bacini solfiferi, sollecita il ministro Campilli a promuovere nuove ricerche da parte delle società concessionarie e a trasformare l’Ente zolfi italiano da organismo finanziario in produttore. Si tratta in realtà di un progetto irrealizzabile: il destino delle due miniere in via di esaurimento è segnato. La proposta di Angelini si colloca tuttavia in una strategia più ampia, volta all’ammodernamento delle valli pesaresi, attraverso un piano di industrializzazione e uno irriguo che favorisse la modernizzazione dell’agricoltura, l’utilizzo delle acque per produrre energia elettrica, la difesa del suolo e dell’assetto idrogeologico dei bacini fluviali. Porta le sue idee al 2° Corso di studi comunisti a Roma, nel maggio del 1955. Il saggio finale, intitolato Le lotte per la rinascita della montagna e delle cinque valli della provincia di Pesaro, affronta le questioni a cui è più sensibile. Il giudizio del direttore Edoardo D’Onofrio è molto lusinghiero.
Contestualmente all’impegno nella Camera del lavoro, Angelini porta avanti quello nel consiglio provinciale, dove siede dal 1951 al 1969. Dal 1951 al 1956, in concomitanza con il suo mandato alla segreteria nella Camera del lavoro, ricopre il ruolo di assessore allo sviluppo economico nella giunta social-comunista guidata da Wolframo Pierangeli. Nello stesso periodo è segretario della Federazione del Pci di Pesaro.
Dal 1958 al 1968 è eletto per due legislature deputato alla Camera. La sua attività da parlamentare riflette il suo impegno precedente. Dal 1958 al 1965 è membro della IX Commissione permanente Lavori pubblici, nella quale ricopre l’incarico di segretario dal 12 luglio 1963 al 20 gennaio 1965. Dopo un anno trascorso nella VII Commissione permanente Difesa, dal gennaio 1965 al gennaio 1966, viene nominato alla XI Commissione permanente Agricoltura fino al giugno 1968. Inoltre tra il giugno del 1966 e il giugno del 1968 è membro della Commissione speciale per l’esame di progetti relativi alle zone depresse del centro nord. Partecipa complessivamente alla presentazione di 45 progetti di legge, di cui 4 vengono approvati. Di due, non ratificati, è primo firmatario: la proposta di estensione a tutti i comuni del Mezzogiorno e delle isole o di altri comuni che si trovano in condizioni similari delle disposizioni indicate all’articolo 13 della legge 589 del 1949, che prevedeva la garanzia statale sui mutui contratti per opere di interesse generale, soltanto per province e comuni del Mezzogiorno e di altre aree che si trovavano al di sotto di un certo numero di abitanti (1959); la richiesta di allargamento delle tutele previste per i lavoratori colpiti da malattie professionali dovuti all’esposizione di anidride solforosa o acido solforico (1963). Nei suoi 49 interventi in aula continua a manifestare particolare attenzione alle questioni più complesse del territorio di Pesaro Urbino e del Montefeltro: assetto idrogeologico, viabilità, trasporti, attività economiche, problemi del lavoro. Le sue interrogazioni denunciano le condizioni di vita e lavoro dei lavoratori della industria estrattiva, del mobile, del comparto agricolo e ortofrutticolo, chiedono misure economiche e previdenziali in loro favore, sostengono la difesa del posto dell’occupazione. Anche la sua sensibilità verso le difficili condizioni di vita nelle zone di montagna e in diversi entroterra è ben presente nella sua attività parlamentare. In particolare è tra i firmatari della proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un fondo nazionale per la montagna. Inoltre rappresenta il Pci nell’Unione nazionale dei comuni e degli enti montani.
L’impegno parlamentare si accompagna alla sua partecipazione alla vita politica pesarese, dove siede al Consiglio provinciale. Non abbandona nemmeno il suo legame con l’impegno sindacale. Lo troviamo ad esempio alla guida, assieme ai dirigenti della Camera del lavoro Elmo Del Bianco e Alfideo Mili, alla colonna motorizzata che da Perticara arriva a Pesaro l’11 luglio 1958 per protestare contro lo smantellamento della miniera. Avendo difeso il diritto dei manifestanti a entrare in città di fronte al blocco della polizia è denunciato, assieme ad altri per i reati di oltraggio a pubblico ufficiale, istigazione a disobbedire alle leggi e promozione di riunione in luogo pubblico senza preventivo avviso dall’autorità. Il 20-21 febbraio 1960 figura tra i relatori del VI congresso provinciale di Pesaro della Federmezzadri. Viene colpito da una nuova denuncia per oltraggio a pubblico ufficiale, a cui segue una richiesta di autorizzazione a procedere respinta dal Parlamento, in seguito alla sua partecipazione allo sciopero dei lavoratori del legno, indetto dal 21 al 23 dicembre 1960 in vari mobilifici pesaresi. Aveva infatti accusato il maresciallo dei carabinieri intervenuto di « commettere degli arbitri e di non conoscere la legge».
Tra il 1964 e il 1970, è nominato alla segretaria regionale del Pci marchigiano. In questa veste sostiene finanziariamente la nascita a Pesaro del Circolo culturale Antonio Gramsci, alveo della futura classe dirigente del Partito comunista pesarese. Pur entrando presto in conflitto con l’eterodossa larghezza di idee che anima il Circolo, non avrebbe mai interrotto il rapporto con questa nuova realtà. Tra il 1963 e il 1969, Angelini partecipa all’attività dell’ISSEM, l’Istituto per lo studio dello sviluppo economico delle Marche, nato ad Ancona, principale luogo del dibattito sulla programmazione economica, sociale e territoriale di cui si sarebbe dovuta incaricare il futuro ente regionale marchigiano. Il suo impegno a inquadrare la fase di transizione che attraversa le Marche si manifesta anche all’interno del partito: in qualità di segretario scrive una lettera ai compagni del comitato regionale per un piano di sviluppo economico e democratico della regione Marche. Interviene inoltre al XII Congresso del Pci, evidenziando il definitivo superamento della mezzadria nell’Italia centrale come ‘chiave di volta’ dell’economia agricola, individuando una nuova strategia nella creazione di un blocco sociale tra classe operaia, contadini e ceti medi.
Il suo rilievo nella politica marchigiana lo si evince anche dall’inserimento del suo nome, nel luglio del 1964, nella lista di 731 politici e sindacalisti ‘sovversivi’ da arrestare, secondo il progetto di colpo di Stato prospettato dal generale dell’arma dei carabinieri Giovanni De Lorenzo, noto come Piano Solo.
Dal 1967 al 1970 è nominato vicepresidente dell’Ente regionale di sviluppo. Intanto, terminata l’esperienza in Parlamento, riprende quella all’interno del Consiglio provinciale, dove siede fino alla metà degli anni Ottanta. Nel quinquennio tra 1970 e 1975 è nominato vicepresidente nella giunta social-comunista presieduta dal socialista Salvatore Vergari. In seguito diventa presidente provinciale e regionale dell’Alleanza nazionale dei contadini, fino al 1977, quando questa confluisce nella Costituente contadina. Nello stesso periodo ricopre il ruolo di membro del Comitato Centrale del Pci.
Continua la sua militanza comunista fino al Congresso di Rimini del 1991 che porta allo scioglimento del Pci nel Pds. Già da tempo aveva manifestato la propria disapprovazione rispetto al nuovo corso impresso dai dirigenti nazionali del partito. Nell’aprile 1986 aveva inviato una dura lettera al congresso regionale e, un mese dopo, aveva attaccato pubblicamente i dirigenti pesaresi sul Resto del Carlino. Era stato inoltre tra i promotori del Circolo culturale Antonio Pesenti attorno al quale si erano raccolte molte anime della sinistra dissenziente pesarese. Dopo 47 anni lascia così il Partito comunista, aderendo a Rifondazione comunista, ma senza più ricoprire incarichi istituzionali e nel partito. Muore l’8 gennaio 2007, all’età di 86 anni.

Mari, Giuseppe
MdM_IT_P_00017 · Person · 1911 dic. 30 - 2002 set. 20

Giuseppe Mari nasce il 30 dicembre 1911 a Urbino, nel quartiere San Polo, da Primo Mari e Teresa Galli. A Urbino, frequenta l’Istituto magistrale "Bernardino Baldi" presso cui si diploma nel 1930. Si laurea in Pedagogia all'Università di Torino nel 1938.
Dopo la laurea rientra a Urbino dove, nell'anno scolastico 1938-1939, insegna Materie letterarie nello stesso l’Istituto magistrale Baldi dove si era diplomato. L’anno successivo, l'11 aprile 1940, sposa a Urbino Giorgia Maselli. Dal loro matrimonio nasceranno tre figli.
Durante la seconda guerra mondiale, nominato ufficiale della VI Batteria costiera di Albinia di Orbetello, il 9 settembre 1943 è uno dei protagonisti dei pochi episodi di resistenza avvenuti contro l'esercito tedesco all'indomani dell’armistizio dell’8 settembre, per il quale verrà insignito della medaglia d'argento al valore militare.
Ritornato ad Urbino, il 18 settembre, insieme ad altri, partecipa a un assalto contro la caserma dei Carabinieri e asporta numerose armi e munizioni. A Urbino, inoltre, si adopera attivamente per organizzare la Resistenza contro i nazi-fascisti organizzando la partenza dei renitenti alla leva repubblichina verso i diversi distaccamenti partigiani.
Partecipa alla lotta partigiana con il nome di "Carlo Marini", prima come comandante del II Battaglione della V Brigata Garibaldi Pesaro poi, dal 2 settembre 1944, come comandante della Divisione Marche.
Giuseppe Mari, insieme a Ottavio Ricci in rappresentanza della V Brigata "Garibaldi" Pesaro, farà parte del Comitato provinciale provvisorio dell'ANPI che, dopo la Liberazione di Pesaro, si costituisce il primo novembre 1944. Il Comitato provvisorio verrà confermato dal primo congresso dell’Associazione, che si terrà il 14 gennaio 1945, e a Mari viene affidato il compito di proporre la composizione del Comitato direttivo e di stendere l'ordine del giorno del Congresso.
Con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 158 del 5 aprile del 1945, che prevedeva l'istituzione delle Commissioni per il riconoscimento delle qualifiche di partigiano combattente e per le proposte delle ricompense da attribuire ai patrioti, su indicazione dell'ANPI nazionale, viene costituita la Commissione incaricata di esaminare le domande di ammissione all'Associazione. Il Comitato provinciale, nella seduta del 28 luglio 1945, nomina Giuseppe Mari Presidente. L'intenso lavoro svolto da Mari per la Commissione è documentato dalle carte conservate nel Fondo Mari e dalle pratiche per il procedimento di riconoscimento che comprendono relazioni, ruolini, dichiarazioni e corrispondenza. A settembre 1946 su 2200 domande presentate saranno 1800 i partigiani riconosciuti dalla Commissione regionale. Con il Congresso del settembre 1946 a Mari viene affidata la Segreteria dell'ANPI provinciale, con la responsabilità "degli acquisti e delle vendite ANPI". A dicembre Mari viene inoltre indicato come rappresentante del Comitato provinciale nel Comitato regionale ANPI.
Da Segretario dell'ANPI Mari è coinvolto in un’attività intensissima, la gestione delle attività commerciali, le cooperative, l’Ospedale del reduce, il Collegio Raffaello di Urbino, le colonie estive, il cinema Arena e le numerose iniziative sportive e ricreative, impongono l’assunzione di personale che Mari deve coordinare dal punto di vista amministrativo e contabile. All'inizio del 1947 Mari accusa la difficoltà a dedicare tutto il tempo all'ANPI e propone le sue dimissioni. Il Comitato provinciale gli chiede di rimanere, ma i suo impegni aumentano. Mari, che subito dopo la guerra aveva aderito al PCI, è infatti nominato segretario della Federazione provinciale comunista di Pesaro e Urbino e, nel marzo del 1947, assume l’incarico dal Comitato regionale dell'ANPI di scrivere la storia della Divisione Marche. Mari è anche l’ideatore, insieme a Carlo Betti, del “Concorso filodrammatico” di cui il Comitato provinciale, nella seduta del 5 febbraio 1947, approva l’istituzione, autorizzando la spesa di 30.000 lire aumentate a 50.000 lire per l’anno successivo. Mari conferma le sue dimissioni a luglio 1947 e la Segreteria verrà affidata a Alfio Mauri.
A partire dagli anni Cinquanta ha inizio la sua attività di amministratore, prima Assessore del Comune di Pesaro, poi Assessore in Provincia nel 1956 e Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino dal 1957 al 1959. Rimarrà in Consiglio provinciale per 25 anni in sei diverse legislature e sarà Assessore di nuovo in quella del 1970 e del 1975.
Negli anni Sessanta Mari riprende l’insegnamento di lettere nelle scuole medie di Pesaro e Urbino e in vari istituti superiori della provincia di Pesaro.
Quando nell'ottobre del 1979 l’ANPI provinciale riprende la sua attività Mari entra nel Comitato direttivo e al Congresso dell'aprile del 1980 è eletto Vice presidente. Mari manterrà nel corso degli anni un ruolo determinante per l'ANPI e per l'Istituto pesarese per la storia del movimento di Liberazione, di cui è stato il primo presidente nel 1984. L’autorevolezza del suo ruolo sarà decisiva alla fine degli anni Ottanta quando il conflitto fra l'ANPI e l'Istituto porterà all'interruzione della loro collaborazione e alla separazione delle sedi, del patrimonio documentario e della Biblioteca.
Giuseppe Mari scriverà per giornali e riviste dal dopoguerra, fonda anche a metà degli anni Settanta la rivista della Provincia di Pesaro e Urbino, ma è soprattutto ricordato per i libri per ragazzi, le poesie e i volumi sulla storia della Resistenza. Ai ragazzi dedica i primi libri: “Padellino”, con le illustrazioni di Bernardo Leporini pubblicato da Milano-sera nel 1949, che trae ispirazione dall'esperienza di Enzo Merli durante la lotta di Liberazione e, nel 1955, “Due ragazzi contro le SS” che viene pubblicato dall'ANPI nazionale. Nel 1956 firma un contratto con la Feltrinelli per la pubblicazione del volume “Piccoli contrabbandieri della costa” e sottopone all'editore un altro racconto dal titolo “Repubblica dei piccioni”.
Negli anni Sessanta prosegue con la pubblicazione delle opere che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la storia della Resistenza nelle Marche e nella provincia di Pesaro e Urbino. Nel 1964, anno del gemellaggio tra Pesaro e Lubiana, di cui Mari fu uno dei promotori, esce "La resistenza in provincia di Pesaro e la partecipazione degli jugoslavi" a cura del Comune di Pesaro e, nel 1965, dopo lunghi anni di ricerca, pubblica in occasione del ventesimo anniversario della Liberazione, edito da Argalia, "Guerriglia sull'Appennino. la Resistenza nelle Marche". Nel 1996 esce "Pesaresi nella guerra: quattro storie di dignità e coraggio" in cui confluiscono le storie di Enzo Mini, Davide Mariani, Arnaldo Mauri e Augusto Paolucci. Dopo la sua morte uscirà un nuovo libro dedicato ai ragazzi, "I pivots nani di Basket Town", pubblicato dalla Provincia di Pesaro e Urbino nel 2011.
Mari è stato anche autore di poesie, nel 1987 viene pubblicato dall'Editrice Fortuna di Fano "33 poesie di 3 amici" con le opere di Emidio Bruni, Giuseppe Mari, Mario Omiccioli e le illustrazioni di Bruno Bruni. Dopo la sua morte, nel 2004 in occasione del sessantesimo anniversario della Liberazione, viene pubblicato il volume "Poesie", con una serie di opere inedite e, nel 2006, "Addio alle nostre armi", pubblicato dalla Provincia di Pesaro e Urbino, a cura di Mario Omiccioli. Il volume raccoglie le poesie di Mari, testimonianze di eventi della guerra di Liberazione, fotografie e la trascrizione del dattiloscritto "Dal diario di un partigiano della 5. Brigata Garibaldi" scritto da Mari fra il 7 e il 17 luglio 1944.
Giuseppe Mari muore a Pesaro il 20 settembre 2002 all'età di 90 anni.

Callegari, Libera
Person

Libera Callegari nasce il I gennaio 1912 a Padova da Paolo e Virginia Bertagnolli. Ha due sorelle, Pina e Pasqualina (detta Lina). La sua famiglia è attivamente antifascista e legata al fronte azionista di Ugo La Malfa. Si laurea in Chimica all’Università di Padova. Tra il 1936 ed il 1939 si trasferisce con la famiglia a Milano. Nel settembre 1943 sposa il partigiano Bruno Venturini, il 30 dicembre è arrestata insieme alla madre e alla sorella Lina e condannata per favoreggiamento di partigiani. Dopo aver scontato (incinta) tre mesi di reclusione nel carcere di San Vittore è sfollata a Bergamo, dove il 29 luglio 1944 dà alla luce la sua unica figlia, Anna Venturini. Trova impiego come chimico-analista alla Vielle Montagne e come responsabile della documentazione tecnica e della biblioteca della Montecatini. Il 29 novembre 1944 suo marito Bruno Venturini è ucciso a Brescia da un milite della Guardia nazionale repubblicana. Dal 1945 al 1946 è vice-commissario all’Igiene e sanità al Comitato di liberazione nazionale lombardo. Nel dopoguerra le è riconosciuta la qualifica di partigiana. Dopo la Liberazione prosegue la sua attività all’interno del Partito comunista italiano (PCI), a cui aveva aderito negli ultimi mesi dell’occupazione fascista: si occupa in particolare della Commissione femminile della Federazione di Milano e dell’assistenza alle famiglie bisognose (diventa anche vice-commissaria alla Sanità nel Ministero dell’assistenza post-bellica). Dedica tutta la sua vita all’assistenza: dal 1946 siede nel Consiglio di amministrazione dell’Ente comunale di assistenza (ECA), fa parte del Comitato direttivo dell’Opera nazionale maternità e infanzia (ONMI) e di quello dell’Istituto nazionale confederale di assistenza (INCA). Nel 1948 la Camera del lavoro di Milano la nomina sua rappresentante presso la Commissione per lo studio dell’Ente Regione Lombardia. In quegli anni fa inoltre parte dell’Associazione donne vedove e capofamiglia promossa dall’Unione donne italiane (UDI).
Lavora per alcuni anni alla Montecatini come analista alle miniere di Gorno; in seguito si dedica all’editoria, prima per la rivista “La chimica e l’industria”, poi come caporedattore scientifico per diverse case editrici tra cui Feltrinelli, Boringhieri ed Einaudi.
Muore a Milano il 28 febbraio 2013.

Lupatelli, Francesco
MdM_IT_P_00582 · Person · 1923 gen. 27 - 2009 ago. 19

Francesco Lupatelli nasce il 27 gennaio del 1923 in comune di Cantiano nella frazione di Pontedazzo da una famiglia di estrazione contadina che ha da poco lasciato il podere mezzadrile col cui nome,”Ca’ Giuanni”, i membri della famiglia continueranno ad essere chiamati in paese. Orfano di madre sin da tenera età sarà allevato dalla zia Anna con il fratello Avellino e il cugino Antonio che pure ha perso la madre nella stessa epidemia “spagnola” del 1925. Dopo gli studi elementari nella pluriclasse di Pontedazzo e poi nelle scuole del capoluogo lavorerà come operaio da prima a Spoleto, dove frequenterà le scuole serali di arti e mestieri, poi nelle officine Baldeschi e Sandreani a Cantiano.
Dopo l’8 settembre con altri giovani cantianesi si unisce al nucleo di antifascisti italiani e di ex internati slavi che da vita alla prima formazione partigiana della provincia, quella che sarà poi la 5° Brigata Garibaldi.
Sulla guerra Partigiana Francesco tornerà curando con Diego Fiumani e William Azella la regia del documentario “Notte di Inverno” per il Comitato per il Ventennale della Liberazione e poi dando alle stampe nel luglio 2000 il volumetto “Cronache Partigiane”.
Nella guerra partigiana matura la sua adesione al Partito Comunista che lo vedrà impegnato come attivista nel corso degli anni Quaranta e Cinquanta, segretario della Federazione Giovanile comunista della Provincia di Pesaro e Urbino dal 1946 al 1949 per frequentare poi la scuola di Partito alle Frattocchie nel 1949-50.
Nel 1951 viene eletto in Consiglio Comunale di Pesaro dove ricopre l’incarico di capo-gruppo per entrare poi come assessore ai Lavori Pubblici e all’Urbanistica nelle giunte De Sabbata sino al 1959.
Nel 1953 si sposa con Rosina Fraternali che scomparirà prematuramente nel 1975 e nel 1955 nasce suo figlio Giampiero.
In questo periodo consegue il diploma di Maestro d’Arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Pesaro e consegue l’abilitazione all’insegnamento. Nel 1960, vinto il concorso nazionale, inizia l’insegnamento di Disegno Professionale nell’Istituto Statale d’Arte A. Celli di Cagli, cattedra che terrà sino alla pensione nel 1980.
Durante l’insegnamento continuerà a ricoprire incarichi amministrativi, costituendo e presiedendo l’azienda municipalizzata delle Farmacie Comunali a Pesaro e, dopo una consigliatura nel ruolo di capogruppo di opposizione, ricoprendo l’incarico di Sindaco del Comune di Cagli a cui è eletto nel 1970. Dal 1971 al 1975 è nel Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale San Salvatore a Pesaro, nel 1976 è nominato Presidente dell’Istituto Autonomo Case Popolari della provincia di Pesaro, incarico che manterrà sino al 1984.
All’esperienza amministrativa affianca quella aziendale assumendo nel 1982 l’incarico di Presidente della Cassa Rurale e Artigiana di Villa Fastigi che manterrà sino al 1991; nel 1983 entra nel Consiglio di Amministrazione della Finanziaria Regionale Marche dove resterà sino al 1990 partecipando alla amministrazione di società partecipate come l’Associazione Moda e Cultura, il Consorzio del Mobile, Ancopesca.
Dalla metà degli anni Novanta si ritira dalla vita attiva e torna a Cantiano nella casa di vacanza dove la cura dell’orto, la frequentazione degli amici al tavolo di gioco e le buone letture saranno le sue occupazioni. Nel 2005 l’aggravarsi di condizioni di salute sempre fragili lo portano a Reggio Emilia presso il figlio con brevi parentesi estive nella amata residenza cantianese.
La morte lo raggiunge a Reggio Emilia il 19 Agosto 2009 dopo un lungo ricovero ospedaliero.

Venturi, Giovanni Maria
MdM_IT_P_00458 · Person · 1922 mag. 19 - 2015 ott. 6

Giovanni Maria Venturi nasce a Pergola 19 maggio 1922. Ha modo di frequentare le scuole fino ai livelli più elevati e ciò gli consente di laurearsi in Giurisprudenza. Partigiano fa parte del Comitato di liberazione di Pergola. Alla fine del 1945, dopo la ricostituzione del sindacato unitario in seguito al Patto di Roma del giugno 1944, in base al quale le organizzazioni antifasciste danno vita alla Cgil (continuazione della Confederazione Generale del Lavoro fondata nel 1906 e sciolta nel ventennio fascista), Venturi viene indicato quale rappresentante della componente cristiana nella segreteria della Camera del Lavoro provinciale. Si tratta di una segreteria che in quell’anno è assai nutrita ed è diretta dal comunista Mariano Bertini. Infatti, vi trovano spazio i comunisti Gaetano Sanchini, Elio Della Fornace, Nino e Augusto Gabbani, i socialisti Silvio Gentili, Orlando Giuliani, Giuseppe Tegaccia e Lottaldo Giuliani, i democristiani Otello Godi e Guido Barboni, l’azionista Giovanni Giordani. Venturi è peraltro confermato anche l’anno successivo in una segreteria assai più ristretta sempre guidata da Bertini affiancato da Augusto Gabbani, Otello Godi e dal socialista Dante Spallacci. Venturi in quel frangente è segretario della sezione democristiana di Pergola (e precedentemente del Comitato di Liberazione Nazionale locale), mentre nel periodo 1945-1946 è dirigente della Confederterra provinciale per la componente cristiana. Il 1947 rappresenta, invece, l’anno in cui inizia a consumarsi la rottura dell’unità sindacale. La rielezione di Bertini evidenzia la netta egemonia comunista (espressa dal 65% dei consensi ottenuti) mentre la componente cristiana non supera il 10%. Venturi all’epoca era già fuori dalla segreteria provinciale (al cui interno vi erano tuttavia Godi e Barboni). Il pluralismo sindacale e la convivenza tra correnti ideali (e politiche) che tendono verso una divergenza non componibile sono sempre più scricchiolanti. Così, s’impone una divisione sindacale determinata sia dall’espulsione delle sinistre dal quarto governo guidato da Alcide De Gasperi nel maggio 1947, a cui si aggiunge la scelta inequivocabilmente filoatlantica in politica internazionale successiva alle elezioni politiche del 1948, sia dal clima di vita interno al sindacato dove la componente cristiana lamenta approssimazioni e inadempienze con cui si sono svolte le precedenti elezioni per le delegazioni sindacali. Ciò avrebbe incrinato la solidarietà tra i diversi raggruppamenti, come sottolinea Mario Tinti, rappresentante di area cattolica e futuro dirigente della Cisl. Ma sono soprattutto gli scioperi politici l’aspetto che crea maggiori frizioni tra componenti vicine alle nuove forze di governo e chi, come soprattutto i comunisti, doveva attrezzarsi per una lunga opposizione in un clima di intensificazione della repressione delle lotte popolari. La rottura dell’unità sindacale nel luglio 1948 vede Venturi successivamente impegnato sul lato strettamente politico. È infatti segretario provinciale della Democrazia cristiana di Pesaro dal 1950 al 1963 e per il triennio che va dal 1976 al 1979. Inoltre, è Senatore della Repubblica eletto nel collegio di Urbino ininterrottamente dalla IV alla XI legislatura, con la sola eccezione della VII. In Parlamento si occupa in particolar modo delle problematiche inerenti all’entroterra e degli aspetti che interessano l’Ateneo urbinate. Fa parte del direttivo del gruppo parlamentare democristiano sia nell’VIII sia nella IX legislatura, mentre nell’arco temporale che va dal 1970 al 1973 è Sottosegretario di Stato all’Agricoltura e successivamente, nel 1973-1974, della Marina Mercantile. Nella X legislatura ricopre la carica di Segretario della presidenza del Senato. Muore a Roma il 6 ottobre 2015.