Partito politico italiano di sinistra radicale fondato nel dicembre 1972 mediante la confluenza di due distinti soggetti politici, il Nuovo Partito Socialista di Unità Proletaria (PSIUP) e Alternativa Socialista. Nel 1974 si fonde con il gruppo del Manifesto divenendo il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo.
Il sindacato della Funzione Pubblica (FP) viene istituito con il Congresso di Rimini del 14-18 aprile 1980, unificando i lavoratori del pubblico impiego, della sanità privata e del settore socio-sanitario educativo. Primo segretario generale è Giuseppe Lampis, sostituito già nel 1981 da Aldo Giunti.
Le origini risalgono al 1945, quando si costituì la Federazione nazionale dipendenti statali (FNDS). Nel 1955, con il Congresso di quell'anno, il sindacato degli enti locali e quello degli ospedalieri si fusero nella Federazione nazionale dipendenti enti locali e ospedalieri (FNDELO), che negli anni successivi ampliò progressivamente le proprie competenze e il proprio ambito di rappresentanza, fino a trasformarsi nella Federazione lavoratori enti locali e sanità (FLELS). Per tutto questo periodo, rimasero comunque ben distinti tre grandi raggruppamenti: gli enti locali, gli ospedalieri, e il settore della nettezza urbana con le aziende municipalizzate. Fu proprio la necessità di superare questa frammentazione e di dare unità a un mondo del lavoro in profonda trasformazione a portare, nel 1980, alla nascita della Funzione Pubblica, che raccolse e ricompose quelle diverse tradizioni in un unico soggetto sindacale.
Negli anni successivi, il sindacato si impegnò su diversi fronti: già nel 1982 la FP nazionale avviò le prime iniziative per l'applicazione della riforma sanitaria, intervenendo con proposte sul prontuario terapeutico. A metà degli anni Ottanta, il sindacato si fece promotore di proposte sull'occupazione e sulla riforma degli accessi nella pubblica amministrazione, mentre sul finire del decennio seguì con attenzione la legge finanziaria e le norme sulla spesa sanitaria e sull'occupazione negli enti locali.
Nelle Marche e a Pesaro, la FP ha un radicamento profondo e precoce, ereditato dalle precedenti federazioni. Già nel 1977, la Federazione provinciale lavoratori Enti locali e sanità tenne il proprio Congresso a Pesaro, alla Casa del popolo di Muraglia. Il 5 giugno 1981 si tenne il primo Congresso della Funzione pubblica del comprensorio pesarese, che elesse il proprio Direttivo. L'attività locale si concentrò sulla difesa dei livelli occupazionali e sul miglioramento delle condizioni di lavoro, come testimoniano le numerose vertenze per la mobilità e la salvaguardia dei posti di lavoro nelle amministrazioni locali e nella sanità, seguite con costante attenzione dalla segreteria territoriale. Nel corso degli anni Novanta e Duemila, il sindacato si confrontò con le riforme del pubblico impiego e le privatizzazioni dei servizi, mantenendo una presenza capillare sul territorio attraverso le assemblee congressuali di base, le elezioni delle RSU e un'intensa attività di tutela individuale documentata da iscrizioni, deleghe e pratiche di disoccupazione.
La Federbraccianti si costituisce a Ferrara al Congresso che si tenne dal 25 al 29 gennaio 1948. La Federbraccianti era uno dei quattro sindacati aderenti alla Confederterra, nata a Bologna nell'ottobre del 1946, subentrata alla Federterra che, dal 1901 al 1945, aveva riunito tutti i lavoratori dell'agricoltura. La Federbraccianti rappresenta gruppi del proletariato agricolo come gli avventizi, le mondariso e i salariati fissi. Le forme di lotta adottate nel secondo dopoguerra si intrecciano con la lotta politica facendo pressione sui governi per riformare i metodi di distribuzione del lavoro e per contrastare il caporalato. Dopo la scissione sindacale, nel 1948, il governo attraverso fenomeni di clientelismo favorisce la crescita del sindacato cattolico e la Federbraccianti spinge per forme di resistenza a oltranza, arrivando al boicottaggio degli uffici del lavoro e l'elezione diretta dei collocatori. Queste azioni porteranno al contrasto con la CGIL di Di Vittorio che nel 1949, scavalcando la Federbraccianti, troverà un accordo con il Governo. La Federbraccianti riuscì a imporre il diritto di trattare a livello nazionale per estendere le conquiste normative delle aree territoriali più forti agli operai agricoli di tutto il paese. Nel 1949 si ha il primo accordo nazionale, seguito dal Patto nazionale per i braccianti del 1950 e quello per i salariati fissi del 1951. Nonostante I primi accordi nazionali non segnino avanzamenti significativi, rappresentano comunque il riconoscimento formale della forza del sindacato in un periodo storico che vede la repressione degli scioperi con le armi e che causano nell'arco di pochi anni, dal 1945 al 1954, 109 morti, 148.269 arresti e 61.234 condanne. Lo sforzo del sindacato e del Partito comunista fu quello di contenere la violenza nella lotta politica e sindacale.
Il Sindacato nazionale dei professori d'orchestra si costituisce a Firenze con il Congresso del 1946, fissa la sede a Roma insieme alla Federazione italiana lavoratori dello spettacolo (Fils-Cgil) a cui è affiliato. Nel primo congresso viene decisa la costituzione di un albo professionale per comprendere i professori d'orchestra stabilendo i criteri per l'ammissione. Viene anche stabilito che il collocamento venga sottoposto al controllo del Sindacato provinciale. Le prime carte del Sindacato provinciale professori d'orchestra di Pesaro, risalgono a un registro di cassa del 1947 e nel 1948 si fa riferimento alla "Cooperativa lavoratori dello spettacolo Pesaro" . Il Sindacato provinciale professori d'orchestra si occupa del collocamento degli orchestrali su richiesta di Teatri e Enti lirici e stipula i contratti. La Legge n. 264 del 1949 introduce un cambiamento e vieta espressamente l'esercizio della mediazione e successivamente, in considerazione delle particolari esigenze di lavoro nel mondo dello spettacolo, il D.P.R n. 2053 del 1963 istituisce gli Uffici speciali alle dipendenze del Ministero del lavoro e previdenza sociale che diventando l'unico tramite per il collocamento. Questa norma è contestata e nella relazione presentata al Congresso nazionale Fils del 29 ottobre 1959 si sottolinea come "l'aver sottratto completamente alla naturale competenza sindacale l'avviamento al lavoro nel settore dello spettacolo" sia la causa dell'inadeguatezza dell'Ufficio speciale a valutare le competenze necessarie per l'esercizio della professione. Nonostante le riforme normative il Sindacato provinciale di Pesaro si occupa del collocamento fino a tutto il 1957. I primi contratti presenti nel Fondo risalgono al 1955 e sono firmati per il Sindacato dal Prof. Enzo Lupi. La Segreteria provinciale è affidata al violoncellista Alfredo Lancione coadiuvato dalla violinista Jole Angelotti.
Una prima organizzazione dei bancari nasce a Bari nel maggio del 1944 con l'obiettivo di riunire tutti i sindacati nati in Italia nei diversi Istituti bancari. Dopo il Patto di Roma, del giugno 1944, il primo passo della Cgil fu quello di riconoscere il Sindacato nato a Bari, e il 3 novembre 1944 si costituisce la Federazione italiana dipendenti aziende di credito (Fidac). Il nuovo sindacato parteciperà al Congresso unitario della Cgil a Napoli a gennaio 1945.
Il Congresso fondativo della Fidac si svolge a Bologna dal 26 al 2 febbraio 1947, in quella sede venne approvato lo Statuto e definita la piattaforma contrattuale. Dopo la scissione del 1948 in un primo momento la componente cristiana decide di rimanere nella Fidac, ma a dicembre 1948 ci sarà la scissione e la componente democristiana formerà la Federazione autonoma bancari italiani (Fabi). Al Congresso del 1949 gli iscritti subirono una perdita significativa passando da 56.000 a 24.500 e calando ancora nel 1950, per un'inversione di tendenza si dovrà aspettare la metà degli anni Sessanta. Nel IX Congresso, la FIDAC-CGIL inizia a riflettere sul ruolo della categoria e sull’aggregazione inevitabile fra settori similari. Si avvia così il percorso che si concluderà nel dicembre 1983 a Roma, con il Congresso che deciderà l’accorpamento delle categorie dei bancari, degli esattoriali, degli assicurativi e dei lavoratori della Banca d’Italia: nasce la FISAC-CGIL.
La ricostruzione del partito cattolico avviene tra il 1942 e il 1943, attorno ad ex dirigenti del Partito popolare come Alcide De Gasperi, Giuseppe Spataro, Mario Scelba, Pietro Campilli e a giovani cattolici come Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, Aldo Moro, Amintore Fanfani, Giulio Andreotti. La Democrazia Cristiana che aderisce al CLN e partecipa alla lotta di liberazione antifascista. La DC propugnava nel suo programma la democrazia parlamentare e l’autonomia politica e amministrativa degli enti locali, mentre difendeva i valori e il ruolo della famiglia e rivendicava la libertà dell’insegnamento privato; sul piano sociale si impegnava a limitare l’accentramento della ricchezza capitalistica e a sostenere la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. La DC, partito interclassista e popolare, la cui matrice cattolica si accompagnava a una visione della politica sostanzialmente laica, si configura subito come forza di governo e di centro, costruendo la propria base soprattutto tra le masse contadine, i ceti medi e la borghesia imprenditoriale, mentre sul terreno ideologico si pose come forza avversa a ritorni reazionari e alla minaccia totalitaria del comunismo. Il partito partecipa ai governi Badoglio, Bonomi e Parri, finché nel dicembre 1945 viene varato il primo gabinetto De Gasperi. Tendenzialmente repubblicana (I Congresso, 1946), la DC ottiene la maggioranza relativa all’Assemblea costituente; problemi interni, riguardanti le scelte della ricostruzione, e internazionali (l’inizio di una fase di tensione fra USA e URSS) spingono De Gasperi a liquidare la formula di governo che aveva guidato i primi passi del dopoguerra, fondata sull’alleanza con socialisti e comunisti, e a inaugurare l’epoca del centrismo (1947-60). Questa scelta sortisce il successo delle elezioni del 1948 che vedono assegnata alla DC la maggioranza assoluta dei seggi. La seconda legislatura (1953-58) fu caratterizzata dalla prevalenza di Iniziativa democratica, sulle cui posizioni convergeva la corrente di Base, e sanzionata dal V Congresso (1954) che elesse Fanfani segretario. Nel 1958 Fanfani forma un governo DC-PSDI che suscita la spaccatura della sua corrente e opposizioni interne tali che è costretto a dimettersi sia dalla presidenza del Consiglio che dalla segreteria del partito. Nuovi equilibri interni portano poi nel 1959 alla segreteria di Aldo Moro, convinto dell’esaurimento della politica centrista ma meno propenso di Fanfani a forzare i tempi. Nel 1963 Moro forma il primo governo organico di centrosinistra. Seguono anni di instabilità politica (6 governi fra il 1968 il 1972), accentuata da quei fenomeni, come il movimento degli studenti che, segnalando un profondo bisogno di rinnovamento nella società civile e politica, contribuiscono a minare il quadro politico. I nuovi fermenti segnavano la fine del collateralismo politico-religioso, per cui alla DC era tradizionalmente riconosciuta la rappresentanza del mondo cattolico. La strategia della DC in questi anni non è univoca: se l’XI Congresso (1969) affianca al segretario Piccoli il presidente Zaccagnini, espressione delle aspirazioni di rinnovamento, alle presidenziali del 1971 i parlamentari della DC preferiscono, al candidato ufficiale Fanfani, Giovanni Leone, eletto con l’appoggio della destra, per giungere infine alla liquidazione del centrosinistra e alla riedizione del centrismo (1972-73). Al XII Congresso (1973), un accordo tra le correnti sancisce la riedizione del centrosinistra e la segreteria Fanfani, che utilizza la ricostituita unità interna nella perdente campagna referendaria per l’abrogazione della legge sul divorzio (1974). Con la segreteria Zaccagnini (1975) riprende vigore la linea di Moro, descritta come "strategia dell’attenzione" verso il PCI, che viene confermata dal XIII Congresso nel 1976. Nelle elezioni politiche anticipate del 1976 il 34,4% di preferenze avuto dal PCI (la DC ottenne il 38,8%) impone un’accelerazione del confronto fra i due maggiori partiti italiani. La soluzione concordata concepisce i 2 governi monocolore Andreotti (luglio 1976 - marzo 1979) detti di "solidarietà nazionale": il primo con l’astensione di PCI, PSI, PSDI, PRI, PLI, e il secondo – inaugurato il giorno del rapimento di Moro da parte delle Brigate rosse, 16 marzo 1978 – con il voto favorevole di PCI, PSI, PSDI, PRI e Democrazia nazionale. Con la crisi del secondo governo di solidarietà nazionale si chiude il periodo dell’attenzione verso il PCI. In via di esaurimento il terrorismo, dopo la pubblicazione di documenti sulla loggia massonica P2 nel 1981, viene sollevata dall’opposizione, specie comunista, la "questione morale", cioè la critica di gravi distorsioni dei meccanismi del potere interpretate come conseguenza del mancato ricambio della classe di governo.
La DC cede nel giugno 1981 la presidenza del Consiglio con i governi Spadolini, e il congresso del 1982 elegge segretario Ciriaco De Mita, esponente della sinistra, col mandato di "moralizzare" alcuni settori del partito e renderlo più permeabile alle trasformazioni della società. Nelle elezioni anticipate del 1983 la DC arretra vistosamente (32,9%), ed emerge come contestatore dell’egemonia democristiana il PSI, cui la DC lasciò la guida del governo (gabinetti Craxi, 1983-87). De Mita viene confermato alla segreteria nel 1984 e nel 1986 e dal 1988 è anche presidente del Consiglio. Al congresso del 1989 una maggioranza sfavorevole a De Mica (e meno ostile verso il PSI) guidata da Giulio Andreotti, Antonio Gava e Arnaldo Forlani, elegge quest’ultimo alla segreteria. Nel 1991, con il passaggio all’opposizione del PRI, emergono nuovi fermenti anche nel mondo politico tradizionalmente legato alla DC. Le elezioni politiche anticipate del 1992 vedono la DC scendere ancora al 29,7%. Il partito viene travolto da tangentopoli e nel 1994 finisce per dividersi in una serie di formazioni minori.
La Federazione italiana lavoratori chimici e affini (Filcea) ha origine nel 1968 dalla fusione della Federazione italiana lavoratori chimici e petroliferi (Filcep, istituita nel 1960 dall'accorpamento di funzioni della Federazione italiana lavoratori chimici-Filc e il Sindacato dei lavoratori dell'industria petrolifera-Silp) con la Federazione italiana lavoratori ceramica elettronica vetro e abrasivi (Filceva).
Il sindacato di riferimento per i lavoratori delle aziende del chimico della provincia di Pesaro e Urbino è dal 2010 la Federazione italiana lavoratori chimica tessile energia manifatture (Filctem-Cgil), nata dalla fusione di sindacati relativi all'energia, gas e acquedotti (Fnle) con il sindacato dei chimici, vetrai, abrasivi, petroliferi (Filcea) e il tessile manifatturiero (Filtea).
Anche il territorio di Porchia è abitato fin dall’antichità, esistendo testimonianza della presenza di necropoli sia picene che romane ma la fondazione vera e propria risale al IV secolo, durante le invasioni barbariche; il borgo prende il nome di Porcia. Nel 1291 il Papa ascolano Niccolò IV attribuisce al castello la prima forma di autonomia, ammettendolo all'elezione del podestà, di lì a poco Porchia entra a far parte dei castelli di Ascoli la quale offre a sua volta aiuto militare al castello. Di questo status la frazione reca tuttora traccia, con la partecipazione della sua rappresentanza alla Quintana di Ascoli Piceno. Nel 1377, il più spavaldo, valoroso ma anche crudele dei signori ghibellini, Boffo da Massa realizza una piccola signoria al confine tra gli stati di Fermo e di Ascoli Piceno costituita da Carassai, Castignano, Cossignano e Porchia. Nel 1380 Antonio di Acquaviva della famiglia dei duchi di Atri, fece prigioniero Guarniero, figlio di Boffo e lo rinchiuse nel carcere di Santa Vittoria minacciando di ucciderlo se il padre non gli avesse consegnato i castelli di Porchia e Cossignano. Il 4 settembre 1387 Boffo da Massa viene ucciso a Carassai. Cossignano, il giorno dopo la morte del Tiranno, e Porchia, il giorno successivo, si confederarono con Fermo. Nel 1586 il motaltese papa Peretti, Sisto V, elevando a sede vescovile la sua città, ne ricaverà il territorio dalla diocesi ripana, scorporandone anche Porchia. Il primo vescovo di Montalto, Paolo Emilio Giovannini, è nativo del castello e i fornaciai porchiesi forniscono i mattoni per la costruzione della nuova cattedrale.Il comune di Porchia cessa di esistere nel 1861, sopraggiunta l’Unità d’Italia e accorpato definitivamente al comune di Montalto delle Marche.
Come molti comuni dell’entroterra marchigiano, Montalto vanta testimonianze relative alla presenza dell’uomo addirittura risalenti al periodo Neolitico, diversi insediamenti abitativi di epoca romana, protostorica e medievale. Nell’alto medioevo Montalto acquisisce una sua propria identità dalla fusione di cinque piccoli castelli, Monte Patrizio, La Rocca, Montaltello, San Giorgio e San Lorenzo, avvenuta intorno al IX secolo e non dipende da nessuna diocesi. Sono i monaci farfensi, insediatisi sul Matenano, che hanno giurisdizione su Montalto fino al 1300 quando diventa libero comune e nel 1320 la comunità fa redigere il primo Catasto, strumento molto utile per ricostruire la vita della popolazione all’epoca. Dopo aver subito l'occupazione di Francesco Sforza nella prima metà del quattrocento Montalto subì un terribile saccheggio nel 1518 dalle truppe di Francesco Maria Della Rovere duca di Urbino in guerra con il papa Leone X Medici. Nel 1585 fu eletto al soglio pontificio Felice Peretti, montaltese, che nel dicembre 1586 elevò Montalto a città vescovile e capoluogo di un’ampia circoscrizione amministrativa, il Presidato comprendente i comuni di Patrignone, Porchia, Montedinove, S. Vittoria, Castignano, Offida, Cossignano, Ripatransone, Rotella, Montefiore, Montegallo, Montelparo, Force. Il Presidato rimase attivo fino all'arrivo dei francesi nel 1798 quando Montalto fu capo cantone del Distretto del Dipartimento del Tronto, mentre con la Restaurazione entrò a far parte della Delegazione di Ascoli, Distretto di Montalto, come comune residenza di Governatore. Infine con l'Unità d'Italia rimase all'interno della provincia di Ascoli Piceno come capoluogo di mandamento e nel 1867 ottenne l'annessione dei Comuni di Patrignone e Porchia.
La legge del 3 agosto 1862, n.753 e il relativo regolamento attuativo contenuto nel regio decreto 27 novembre 1862 n. 1007 istituirono presso ogni comune del Regno una Congregazione di carità allo scopo di amministrare i beni destinati a beneficio dei poveri e le opere pie la cui gestione fosse stata affidata dal consiglio comunale. La legge conteneva una disciplina articolata dei vari istituti assistenziali e caritativi, religiosi e laici, che il Regno d'Italia aveva ereditato dagli Stati preunitari e designava con i termini di "opera pia" o "istituzione di assistenza e beneficenza" un ente morale che aveva come fine quello di "soccorrere le classi meno agiate, (...) di prestare loro assistenza, educarle, istruirle ed avviarle a qualche professione". La legge del 1862 non si propose la creazione di un sistema pubblico di assistenza ma preferì riconoscere le istituzioni già esistenti, principalmente di carattere ecclesiastico, e delegò loro le relative funzioni accentuando invece la visione "localistica" di questo sistema, che assegnava alle amministrazioni locali un ruolo fondamentale di controllo e di gestione. La "legge Crispi" (17 luglio 1890, n. 6972) può essere considerata la prima norma organica in materia di assistenza e beneficenza pubblica; essa ridefinì in maniera più sistematica le finalità e l'organizzazione delle Congregazioni di carità, al cui controllo furono sottoposte le istituzioni pubbliche di assistenza con una rendita inferiore a 5000 lire annue e prive di propri organi di amministrazione, e quelle esistenti nei comuni con popolazione inferiore ai 10000 abitanti. La legge prevedeva che le Congregazioni fossero amministrate da un comitato, composto da un presidente e da un numero variabile di membri ed eletto dal consiglio comunale, mentre la funzione di tesoriere era affidata all'esattore del comune. Con la "legge Crispi" le opere pie (ospedali, ospizi, orfanotrofi, monti di maritaggio, asili d'infanzia, scuole gratuite, monti frumentari, confraternite, cappelle laicali, ecc.) furono ricondotte pienamente nell'ambito del diritto pubblico, allo scopo di ridurre le irregolarità di gestione e rendere più incisivo il controllo statale. Le Congregazioni di carità furono soppresse con legge 4 giugno 1937 n. 847 per essere sostituite dagli Enti comunali di assistenza. La Congregazione di Carità di Montalto fu attiva già dal 1866 (come si può dedurre dal primo registro delle deliberazioni datato 31 ottobre 1866) ma si dota di uno statuto organico e di un regolamento in data 26 luglio 1892 in forza del decreto del Regio Commissario delle province delle Marche (24 ottobre 1860) e della legge 17 luglio 1890. Essa si compone di un Presidente e di quattro membri la cui nomina e surroga viene fatta dal Consiglio Comunale; il suo scopo è amministrare i beni destinati genericamente a favore dei poveri, compresa la loro assistenza, educazione ed istruzione. La Congregazione gestisce e dirige le seguenti Opere Pie: 1- Opera Pia Biondi (1/10/1614) doti a nubili povere di onesta condotta; 2- Opera Pia Pasqualini (8/7/1847) elemosina ai poveri il giorno di Natale di ogni anno; 3- Monte di Pietà (10/7/1613) prestiti in denaro ai poveri in cambio di pegni e al tasso del 3% all’anno; 4- Cassa di Prestanze agrarie (8/4/1886) prestiti in denaro con tasso al 3% annuo per favorire l’agricoltura; 5- Opera Pia Mancini (11/12/1863) sussidi a domicilio ai malati poveri di Patrignone; 6- Opera Pia Peretti (3/8/1629) pane ai poveri di Montalto ed erezione dell’ospedale; 7- Monti frumentari di Montalto delle Marche, Porchia e Patrignone, prestiti in grano. In base al suo regolamento interno la Congregazione si avvaleva dei seguenti impiegati: - Un segretario eletto dalla Congregazione o per concorso o per nomina; - Un tesoriere – esattore (svolgeva anche la funzione di cassiere della Cassa di Prestanze agrarie e quella di montista del Monte dei Pegni); - Tre custodi dei Monti Frumentari (Montalto, Porchia e Patrignone) eletti dalla Congregazione; - Un inserviente nominato dalla Congregazione. Nel 1895 si concentrarono nella Congregazione anche le seguenti Opere Pie: - Opera Pia Amadio (dotalizi ed elemosine), - Opera Pia Gabrielli (dotalizi ed elemosine per Patrignone), - Pio Lascito Fioroni (ospedale da erigersi a Porchia), - Lascito Graziani (soccorsi a domicilio a malati poveri), - Legato Vagnoni (ospedale da erigersi a Porchia), - Opera Pia Cherubini (sussidi e medicinali agli infermi di Montalto), - Lascito Mignucci (ospedale da erigersi a Montalto), - Opera Pia Pellei (borse di sussidio agli studi). Nello stesso anno vennero trasformate per costruire l’ospedale di Montalto l’opera pia Peretti, l’opera pia Pasqualini, l’opera pia Mancini, il dotalizio Amadio, il lascito Fioroni e i tre Monti Frumentari (ma metà del loro patrimonio andò alla Cassa delle Prestanze agrarie). La storia archivistica del materiale della Congregazione di Carità sembra avere seguito le vicende della sua costituzione dei vari concentramenti e trasformazioni: il materiale è stato suddiviso fra registri e buste proprie della Congregazione di Carità e buste di amministrazione e registri di contabilità delle varie opere pie. Questo ordinamento è stato adottato intorno al 1908-1911 a seguito di una richiesta esplicita della Giunta Provinciale Amministrativa dato il pessimo stato in cui versava l’archivio della Congregazione; l’ordine è stato ricostruito grazie al ritrovamento all’interno di un faldone di una “Rubrica degli atti d’archivio”. L’unica anomalia riscontrata fra questa rubrica e la numerazione dei pezzi riguarda il Pio Istituto Sacconi, probabilmente perché inizialmente risultava autonomo rispetto alla Congregazione in quanto dotato di rendita annua superiore a £ 5000 ma fu poi amministrato per un certo periodo dalla stessa. A seguito di una lunga controversia legale fra u due enti ritornò ad essere autonomo e , probabilmente, per questo la numerazione dei suoi pezzi riparte dal 1 a 11 diversamente da quanto riportato nella rubrica ( da 44 a 53).